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Apple: vacilla il mito dell’iPhone?

Ormai non bastano più il mito di Steve Jobs e nemmeno le ricorrenti pubblicità in tv a evitare i guai a Apple. Il 2020 per il colosso informatico è iniziato sotto i peggiori auspici, finendo sotto i riflettori proprio con il suo prodotto di punta: l’iPhone.

Le ultime due vicende riguardano due procedimenti legali: uno in Francia, dove la DGCCRF (Direction générale de la Concurrence, de la Consommation et de la Répression des fraudes), l’Autorità francese garante per la concorrenza, ha condannato Apple a una multa di 25 milioni di dollari per pratiche commerciali ingannevoli. L’altro presso il Tribunale di San Francisco, dove è in corso un’inchiesta per violazioni dei limiti delle radiazioni (emesse dagli iPhone). Due casi in cui, al di là delle conseguenze per la società, le vere vittime sono consumatori.

LA MULTA FRANCESE

Dal 2010, anno del lancio sul mercato, l’iPhone è diventato il prodotto di punta del marchio. Come tutti gli smartphone, per funzionare ha bisogno di un sistema operativo che, nel caso di Apple, è iOs. I fatti su cui si è espressa l’Autorità di Parigi risalgono al 2017, quando negli iPhone, ormai datati – come 6 o 6s – il software attivava automaticamente una modalità per ridurre la velocità del dispositivo e limitare le funzioni.

Questa misura – secondo Apple – aveva lo scopo di prolungare la durata dei telefoni e evitare agli utenti di comprare un nuovo modello. A parte la scarsa credibilità della scusa, il problema che i giudici hanno ravvisato sta nel non aver informato gli utenti di questo rallentamento dell’iPhone.

Così, un’associazione di consumatori ha presentato un esposto alla Procura di Parigi, che ha trasmesso gli atti all’Autorità di competenza. Il 5 gennaio del 2018 è iniziato il procedimento, che si è concluso in questi giorni con la sanzione di cui abbiamo detto ai danni dell’azienda di Cupertino.

C’è da dire che non si tratta di un caso di “obsolescenza programmata” (per la quale Apple è stata già condannata nel 2018 dall’Antitrust italiana, in relazione agli aggiornamenti del sistema operativo iOs 11), ma per comportamenti scorretti verso i consumatori.

L’INCHIESTA USA

Se la condanna da parte delle Autorità francesi ha avuto a che fare la sfera economica, la causa tuttora in corso dinnanzi al Tribunale di San Francisco riguarda invece la salute. Tutto è partito lo scorso anno, quando il Chicago Tribune pubblicò una ricerca eseguita da un laboratorio americano sulle emissioni radioattive degli smartphone. Dall’esperimento era emerso che alcuni iPhone superano i limiti di sicurezza stabiliti dalle norme federali.

Per essere certi dei risultati gli scienziati hanno avvicinato i dispositivi a un liquido trasparente appositamente formulato per simulare il tessuto umano. Dal test è emerso che iPhone 7 e iPhone 8 superano lo standard permesso dalla legge.

Addirittura, le emissioni radioattive aumentano quanto più il cellulare è vicino al corpo. Così, lo scorso anno, il caso è finito in tribunale e, nonostante i legali di Apple abbiano chiesto la revoca del procedimento, a oggi la causa è stata confermata.

LE RISPOSTE DI APPLE

Quali strategie ha adottato Apple per difendersi? Pur confermando la propria buonafede, l’azienda intende pagare la multa francese e, per ora, non sembra che voglia fare ricorsi.

Quanto alla vicenda del superamento dei limiti legati alle radiazioni, il marchio dalla mela morsicata ha dichiarato che il test è parziale e di aver sempre agito nel rispetto delle leggi.

Fino a due mesi fa, comunque, malgrado queste grane giudiziarie, le vendite degli iPhone andavano ancora bene. Infatti, nell’ultimo trimestre del 2019, i ricavi legati ammontavano a 56 miliardi di dollari. Sicuramente negli ultimi anni l’iPhone, oltre a un prodotto tecnologico è diventato un oggetto di moda e ciò ha contribuito all’aumento delle vendite.

Ora bisognerà vedere questo 2020 come funzionerà, visto che è iniziato con la chiusura di alcuni stabilimenti in Cina a causa

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Consulente di marketing digitale, docente alla IATH Academy e allo IED, è autore di 7 libri. È stato inviato di Vanity Fair alle elezioni USA dopo aver fatto il giro del mondo come Alex Anderson, il candidato fake alle presidenziali americane del 2016.

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