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Politica

Ostaggi della politica

Mentre il mondo corre, l’Italia è imbavagliata alla poltrona per assistere alla pantomima tra Italia Viva e Giuseppe Conte. In un “paese normale”, il commento fisiologico sarebbe un coro di «sticazzi» seguito da una bella pernacchia che, per dirla con il grande Totò, «ha tanti scopi: deride, protesta, esplode come un urlo di dolore, è sommessa come un sospiro, rassegnata come un lamento».

Ahìnoi, però, paese normale non lo siamo affatto, tant’è vero che personaggi che non prenderebbero nemmeno i voti dei parenti, hanno invece la possibilità di stare al governo: attenzione, che non significa che stanno governando, ma soltanto che si sono messi insieme con l’unico intento di occupare quelle stramaledette poltrone.

Nella giornata di ieri, per esempio, dopo aver tentato di spostare l’attenzione su altro tirando fuori dal cilindro il fantomatico Piano per il Sud, Giuseppi si è lasciato andare a una dichiarazione oggettivamente inquietante: «mi sono presentato in Parlamento a chiedere la fiducia agli italiani», riferendosi a questa sciagurata compagine governativa.

Ora, qualcuno dovrebbe spiegare all’avvocato degli italiani che, semmai, la fiducia l’ha chiesta ai parlamentari della sua nuova maggioranza, non certo agli italiani, ai quali egli stesso, alleandosi con i nemici giurati del PD, ha impedito di scegliere una nuova maggioranza da cui farsi governare.

Poi c’è Renzi. E qui potrei fermarmi, perché tanto, quando si parla di lui già sappiamo come va a finire. Tempo fa lo paragonai a Gianfranco Fini, ma devo ammettere di averlo sopravvalutato: in confronto al senatore di Scandicci, l’ex leader di Alleanza Nazionale è la coerenza fatta persona.

Adesso leggete questa: «io non esco dal Pd nemmeno se mi cacciano, non sono mica uno Scilipoti. Se uno smette di credere in un progetto politico, non deve certo essere costretto con la catena a stare in un partito. Ma, quando se ne va, deve fare il favore di lasciare anche il seggiolino».

Correva l’anno 2011, indovinate un po’ di chi è? Giusto, proprio lui!

Questa chicca d’antan la rispolveriamo e la mettiamo in bacheca insieme agli #staisereno, ai «se perdo lascio la politica» e al «non governeremo mai con i 5Stelle», perché non sfigura affatto, anzi, e poi come direbbe il buon vecchio Razzi «fa curriculum», o no?

Intanto, mentre loro cazzeggiano, l’Italia affonda e noi rimaniamo ostaggio di una politica che, a conti fatti, è ben peggio di un virus.

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Consulente di marketing digitale, docente alla IATH Academy e allo IED, è autore di 7 libri. È stato inviato di Vanity Fair alle elezioni USA dopo aver fatto il giro del mondo come Alex Anderson, il candidato fake alle presidenziali americane del 2016.

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