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Politica

Sofferenza stampa

L’ennesimo spettacolo d’arte avariata andato in scena a Palazzo Chigi dovrebbe – come minimo – spingere Sergio Mattarella a prendere atto che ogni giorno in più di governo Conte, corrisponde a migliaia di posti di lavoro in meno e al protrarsi di una gestione della pandemia scellerata a tal punto da essere riusciti a fare peggio persino del Perù.

Più che una conferenza, quella di ieri sera è stata una sofferenza, durante la quale lo statista di Volturara Appula ha recitato il de profundis per un numero indefinito di attività commerciali a cui ha comunicato che tra 5 giorni dovranno chiudere i battenti, impedendo loro di poter recuperare qualcosa quantomeno durante il periodo natalizio.

Sarebbe sufficiente aver lavorato almeno per un giorno per essere consapevoli che le attività commerciali programmano il lavoro ordinando merce (gran parte delle derrate alimentari, oltretutto, sono deperibili) e impegnando il proprio personale che, tradotto, significa esporsi economicamente.

Ora, dopo la prima ondata il governo ha imposto a tutte le attività di adeguarsi alle nuove norme igienico-sanitarie e gli imprenditori lo hanno fatto, sostenendo costi non indifferenti che, sommati ai mancati guadagni, hanno creato una vera e propria voragine nei bilanci di molti.

Tempo qualche settimana e quelle stesse attività sono state nuovamente chiuse, poi riaperte e ora chiuse per l’ennesima volta.

Tutto questo a fronte di “ristori” dagli importi ridicoli, che vengono venduti con un trionfalistico «restituiremo agli imprenditori colpiti il 100%», senza dire di cosa, però. Non certo delle perdite, figuriamoci. Ma il 100% di quanto preso col decreto rilancio, ovvero il 20 delle perdite rispetto al fatturato dell’anno precedente.

Avete capito? Dinnanzi a un presidente del Consiglio che si serve di un espediente comunicativo tanto meschino, il mitico televenditore di gioielli Sergio Baracco pare John Kennedy.

Per non parlare di tutto il resto: dovevano abolire la povertà ma hanno abolito la libertà, facendo in modo – grazie ai media che alimentano la grancassa di pensiero unico e politicamente corretto – che chiunque dissenta venga automaticamente etichettato come negazionista.

Basta, è ora di finirla!

Chi nega l’esistenza del virus è un cretino, ma non ci sarebbe nemmeno bisogno di specificarlo. Purtroppo, viviamo in un paese vittima di tecniche di mistificazione della realtà degne della propaganda di regime dell’ex Unione Sovietica, della Cina o della Corea del Nord.

Certo è che il mix tra autoritarismo e incompetenza sta partorendo un mostro che ha tutte le caratteristiche dell’Idra, il serpente a cui tagliata una testa ne ricrescevano altre: nel nostro caso ogni Dpcm è causa di una moltitudine di problemi.

Come ho scritto all’inizio serve che il Capo dello Stato diventi l’Ercole della situazione e faccia rotolare a terra – in senso metaforico, s’intende – la testa apparentemente immortale dell’ex avvocato del popolo e della sua fallimentare compagine governativa prima che sia quest’ultima a far capitolare noi.

 

 

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è consulente di marketing strategico, keynote speaker e docente di branding e marketing digitale all’International Academy of Tourism and Hospitality. È stato inviato di «Vanity Fair» negli Stati Uniti per seguire Donald Trump, a Kiev per la campagna elettorale di Zelensky, collabora con diversi media ed è autore di 10 libri. Nel 2016, per promuovere la versione inglese de Il Predestinato ha inventato la sua finta candidatura alle primarie repubblicane sotto le mentite spoglie del protagonista del romanzo, il giovane Congressman Alex Anderson. Una case history di cui si sono occupati i principali network di tutto il mondo.

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