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Politica

Autoritario è chi l’autoritario fa

La realtà è che la sinistra italiana è costretta a voltarsi continuamente indietro perché non ha mai voluto guardare avanti. Tutti, dai politici all’intellighenzia che ne alimenta la grancassa mediatica, abitano una bolla costruita assemblando a capocchia i pezzi del retaggio politico, storico e culturale della nostra Nazione stando ben attenti a utilizzare unicamente quelli funzionali alla loro narrazione.

Se dovessimo visualizzarla, ci troveremmo davanti a una enorme e pericolante baracca costruita riciclando materiale finito nella discarica della storia decenni orsono, a seguito di quisquilie come la caduta del Muro di Berlino, Tangentopoli, l’11 settembre, la crisi finanziaria del 2008 e un conseguente scenario geopolitico nell’ambito del quale l’Occidente soffre a causa dell’oggettiva dismissione di economia reale a vantaggio di potenze ostili quali la Cina e multinazionali il cui potere – tra fatturato e possesso di dati – supera di gran lunga quello di diversi Stati.

Perché autocondannarsi a vivere in siffatta catapecchia ideologica? La risposta è semplice: la sinistra non ha alternative poiché nel corso degli ultimi trent’anni non ha saputo costruire una proposta politica seria, partendo da una precisa visione dell’Italia attorno alla quale raccogliere le forze con le quali condividere il percorso. Niente di niente, zero. Così, ogni volta che arrivano le elezioni, sono costretti a ridursi all’ultimo giorno per mettere insieme alleanze sconclusionate che mai e poi mai sarebbero in grado di governare.

Ancora una volta, a dimostrarlo sono i fatti: vinsero le elezioni per due volte (1996 e 2006) e in entrambe le circostanze i governi guidati da Romano Prodi caddero a causa degli scontri interni a maggioranze troppo eterogenee nate, cioè, non in funzione di obiettivi comuni, ma unicamente per fare cartello “contro” gli avversari politici.

Stando così le cose, devono aver pensato, perché mai dovremmo sforzarci di costruire? Tanto vale sfruttare l’indubbio apparato e limitarsi a cavalcare due o tre temi identitari per mantenere i consensi e utilizzarli al fine di governare a prescindere, anche quando si esce sconfitti dalle elezioni.

In poche parole, sapendo di non avere i numeri per vincere, fanno di tutto per far sì che dalle urne non escano maggioranze chiare, in modo da aggirare il fastidioso ostacolo del consenso e governare facendosi beffe degli elettori. In questo modo, dal 2011 a oggi il PD ha governato per ben 10 anni, oltretutto avocando a sé l’esclusiva sull’indicazione dei nomi per il Quirinale, quindi dell’arbitro del gioco.

Ciò significa andare contro l’interesse della Nazione in funzione della conservazione del potere. Anteporre i propri interessi a quelli degli Italiani. Un atteggiamento divenuto endemico al punto da produrre un effetto collaterale altrettanto evidente, ovvero derubricare qualsivoglia forma partecipazione democratica a strumento eversivo nelle mani dei fautori di non meglio specificate “derive autoritarie”.

Ergo, il risultato delle elezioni va bene solo se vincono loro: sotto questo aspetto sono molto simili a un certo Donald Trump, ma non diteglielo, perché potrebbero stramazzare al suolo.

Essendo questi i presupposti, persino l’ultimo dei babbei comprenderebbe quanto siano patetici i tentativi di delegittimare Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia agitando lo spettro del fascismo, poiché se in Italia emerge un’impostazione orientata all’autoritarismo – inteso come il voler imporre la propria volontà con sprezzo della partecipazione democratica – è proprio quella dei “democratici” guidati da Enrico Letta.

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Consulente di marketing digitale, docente alla IATH Academy e allo IED, è autore di 7 libri. È stato inviato di Vanity Fair alle elezioni USA dopo aver fatto il giro del mondo come Alex Anderson, il candidato fake alle presidenziali americane del 2016.

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