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Politica

Intanto cominciate a mandarli a casa

Che il Conte Bis fosse un governo totalmente inadeguato era evidente a chiunque non avesse le fette di salame grillino sugli occhi, a prescindere dalla pandemia. D’altra parte, parliamo di un esecutivo-Frankenstein messo insieme raccogliendo i cocci di due partiti – il Pd e il M5S – che fino al giorno prima si combattevano ferocemente, spergiurando che mai e poi mai avrebbero governato insieme. Partito di Bibbiano, deriva populista… ricordate?

Parliamo del settembre 2019, eppure sembrano passati secoli: lo stramaledetto coronavirus ha consegnato alla storia (ci auguriamo solo momentaneamente) molte delle abitudini proprie del nostro stile di vita, proiettandoci in una dimensione infinitamente più arida e inumana, che come la goccia cinese ci ha alienati inculcandoci la convinzione che desiderare la libertà perduta sia una sorta di atto impuro di cui vergognarci. Pena, la gogna del politicamente corretto.

Personalmente non ho mai avuto dubbi sul fatto che quello guidato da Conte si sarebbe rivelato come il governo peggiore nel momento peggiore della nostra storia, dal dopoguerra a oggi. Fui tra i primi a scriverlo – il 22 febbraio scorso – auspicando che Renzi fosse attraversato da un sussulto d’orgoglio e passasse dalla politica orale (nel senso che parla e basta) ai fatti: far cadere Conte e garantire i numeri a un governo di centrodestra.

Ovviamente m’illudevo, poiché l’ex segretario del Pd non perde occasione per prendere a pedate nel sedere quel buontempone del suo fratello gemello che fino a qualche anno fa girava l’Italia dicendo di voler rottamare la vecchia politica, «Basta inciuci!» il suo grido di battaglia.

Si dà il caso che fuori dalla bolla in cui vive chi ci governa, esista una realtà che è fatta di centinaia di migliaia di italiani che hanno già perso il posto di lavoro, di aziende che hanno dovuto chiudere i battenti e di lavoratori autonomi che da mesi non guadagnano il becco di un quattrino.

Oltre, ovviamente, alle decine di migliaia di connazionali deceduti a causa del virus cinese e a tutto il personale medico che da mesi lavora in condizioni al limite della resistenza umana, sia fisica che psicologica.

Ora, potrei mettere in fila uno dopo l’altro gli errori madornali compiuti da Conte, Zingaretti, Di Maio e compagnia cantante, ma me ne guardo bene poiché un elenco che parta da #abbracciauncinese e arrivi fino ai gazebo fiorati di Arcuri richiederebbe un lavoro enciclopedico e i risultati di tanta inettitudine sono già, tristemente, noti a tutti.

Ancor più di questi, ritengo che le ragioni principali per cui questo il governo-Frankenstein dovrebbe sloggiare al più presto siano essenzialmente due: la prima è l’autentico sperpero del danaro che hanno utilizzato per tamponare la crisi, distribuendo a pioggia inutili una-tantum buoni solo a fare debito senza abbassare di un solo decimale una pressione fiscale che era già insostenibile prima, figuriamoci ora.

La seconda ragione è la manifesta inadeguatezza dal punto di vista internazionale: bella novità, direte voi. Vero, ma nel mezzo di un crocevia storico come quello che stiamo attraversando, la nostra posizione supina nei confronti della Cina unita all’inconsistenza laddove dovremmo giocare un ruolo da protagonisti, ovvero il Mediterraneo (vedi alle voci pescatori sequestrati il Libia e ostruzionismo egiziano alle indagini sulla morte di Giulio Regeni), potrebbe avere conseguenze devastanti su un’economia già messa in ginocchio dagli eventi di cui sopra.

Vero è che l’ideale sarebbe il ritorno al voto, ma è altrettanto vero che probabilmente questo è uno di quei casi in cui la perfezione è nemica del bene: intanto liberiamoci dal governo dei peggiori e sostituiamolo con un esecutivo che non continui a fare danni che, per come siamo messi oggi, significherebbe già svoltare.

Alessandro Nardone
Written By

Consulente di marketing digitale, docente alla IATH Academy e allo IED, è autore di 7 libri. È stato inviato di Vanity Fair alle elezioni USA dopo aver fatto il giro del mondo come Alex Anderson, il candidato fake alle presidenziali americane del 2016.

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