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Cultura

Gli innovatori (5): Steve Jobs, un uomo chiamato futuro

Definire Steve Jobs non è certo una cosa semplice: lo si può indicare in vari modi, tutti assolutamente in linea con la sua vita: imprenditore, inventore, genio informatico, ma anche leader carismatico e vero e proprio guru del progresso tecnologico. È conosciuto per essere stato il co-fondatore di Apple e amministratore delegato della stessa fino al 2011 quando si è dimesso per motivi di salute.

Se oggi sono il tablet,  li laptop e lo smartphone (non più il cane) a essere i migliori amici dell’uomo, se è cambiato il modo in cui leggiamo, ascoltiamo la musica, scattiamo foto o vediamo video, se il cellulare è diventato un apparecchio tuttofare, molto del merito è suo.

Nasce a San Francisco nel 1955 da una ragazza madre universitaria che, non potendogli garantire un futuro dignitoso, decide di affidarlo a una giovane coppia che le promise che gli avrebbero fatto frequentare l’università. Giunto all’Università, però,, dopo un solo semestre, Steve si rende conto che la vita del college è troppo costosa per le casse della famiglia. Decide così di affidarsi a due “consigliere” che non lo avrebbero più abbandonato: la curiosità e l’intuizione.

Tornato in California, inizia a lavorare per Atari, uno dei primi produttori di videogame, poi, con il suo amico e collega Steve Wozniak, decide di mettersi in proprio e, nel 1976, fonda la Apple Computer. Già la loro prima creazione presenta caratteristiche innovative e, da quel giorno in poi, è stato tutto un divenire di ideazioni di prodotti che hanno rivoluzionato il mercato digitale in diversi settori, da quello tecnologico a quello del design. La Apple, pur con qualche alto e basso (la crisi del 1997) è sempre cresciuta e rimane ancora una delle aziende più  innovative.

«Think different.» è uno degli slogan usati dalla comunicazione di Apple tra la fine degli anni novanta e l’inizio degli anni 2000, Il genio visionario di Steve Jobs, infatti, non ha rivoluzionato solo il mondo dell’hi-tech ma ha anche contagiato quello del marketing. In questo campo, la rivoluzione arriva nel gennaio 1984, con il lancio del Macintosh. Lo spot pubblicitario che evoca le atmosfere e le dinamiche del celebre romanzo di Orwell (1984, per l’appunto), viene programmato durante il Superbowl di football americano diventando un cult del video advertising.

Steve Jobs venne colpito, nel 2004, da una forma rara di cancro al pancreas dalla quale pareva essersi ripreso. Invece, si ammala nuovamente dopo quattro anni e, così, all’inizio del 2009, lascia i suoi poteri di amministratore delegato a Tim Cook, attuale CEO di Apple. Muore nella sua casa di Paolo Alto, in California, il 5 ottobre 2011, a 56 anni, lasciando la moglie e 3 figli (oltre a una figlia illegittima riconosciuta). Il suo successo lo aveva portato a diventare uno  tra i 25 uomini più ricchi e influenti del pianeta; oggi la moglie, Laurene Powel, gestisce un patrimonio personale netto di 21,2 miliardi di dollari.

CITAZIONI di Steve Jobs:

“Siate affamati, siate folli”

“L’unico modo per fare un ottimo lavoro è amare quello che fate. Se non avete ancora trovato ciò che fa per voi, continuate a cercare”

“Il computer è la bicicletta della nostra mente”

“I bravi artisti copiano, i grandi artisti rubano”

“Ricordarmi che presto sarei morto è stato il migliore strumento per aiutarmi a fare le grandi scelte della mia vita. Perché quasi tutto – tutte le attese dell’esterno, tutto l’orgoglio, tutte le paure, gli imbarazzi, o i fallimenti – scompare di fronte alla morte, lasciando solo quello che è davvero importante. Ricordarvi che prima o poi morirete è il modo migliore per sfuggire alla trappola di pensare che ci sia qualcosa da perdere. Siete sempre nudi. Non c’è motivo per non seguire quel che vi dice il vostro cuore”

“Molte persone non alzano mai la cornetta per chiamare. Molte persone non chiedono mai. E questo è ciò che separa, a volte, le persone che realizzano cose da coloro che le sognano soltanto”

Written By

Consulente di marketing digitale, docente alla IATH Academy e allo IED, è autore di 7 libri. È stato inviato di Vanity Fair alle elezioni USA dopo aver fatto il giro del mondo come Alex Anderson, il candidato fake alle presidenziali americane del 2016.

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