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Cultura

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Lunedì dell’Angelo o Pasquetta, il nome di questa giornata dipende dal riferimento cristiano o ludico che si voglia utilizzare. Dopo la Resurrezione di Gesù dal Sepolcro, il giorno successivo alcune pie donne si recano alla tomba dov’era deposto ma invece di trovare il Nazareno incontrano l’Angelo del Signore che dice loro che Gesù è tornato tra i vivi e di cercarlo lì e di annunciare a tutti la lieta novella.

Per molti, invece, la Pasquetta è l’occasione per organizzare una gita tra amici e per gli studenti è il preludio alla fine delle vacanze pasquali. Quest’anno non sarà così e, probabilmente, il nostro pensiero si soffermerà su quello che sta accadendo e su cosa avverrà in futuro. C’è chi crede e auspica un intervento divino e chi, invece, ateo, si affida ad un criterio di fatalità nel pensare a quello che ne sarà domani. Certo è che un mutamento delle abitudini mondiali è già avvenuto; le popolazioni si sono fermate per sconfiggere il Covid-19; si stanno studiando vaccini, cure che contengono i sintomi e, alla fine, la scienza ci riuscirà ma pagando un costo altissimo in termini di vite umane e non solo.

Dico questo perché in questi giorni tutti i nostri cellulari sono inondati di messaggi e proprio qualche giorno fa mi sono giunte delle fotografie in bianco e nero, in cui erano ritratte scene di vita quotidiana degli anni quaranta, affiancate da brevi parole a commento, raffrontando le abitudini odierne a quelle del passato.

Quelle immagini ci portano a dire che si stava meglio quando si stava peggio? Potrebbe darsi ma all’epoca di quei fotogrammi la vita era dura e schiacciata dalla fatica del lavoro fisico e dai sacrifici, non vi erano le comodità di oggi e tutti i passi avanti fatti dalla tecnologia, dalla scienza e dalla medicina. Mi si replica, ma la vita oggi scorre troppo velocemente e a ritmi frenetici ? E’ vero, siamo una società assolutamente sbilanciata, figli di una “era” diversa. Ma è così! Si potrebbe tornare indietro?

Forse si dovrebbero rivedere le priorità e gli schemi di vita ma non dimentichiamoci che l’uomo è un animale domestico, che si adatta a ciò che lo circonda. La filosofia potrebbe venirci incontro nel trovare alcune risposte, del resto le nostre condotte sono state già tutte analizzate nel tempo e potrebbero essere riportate ai due principi naturalistici di “conservazione” e “preservazione”, il primo riguarda l’amministrazione delle risorse mentre il secondo la loro tutela affinché resti intatto ciò che abbiamo, senza subire modificazioni esterne.

Ebbene questi due criteri fanno riferimento alla gestione dell’ambiente ma si possono applicare anche alle condotte dell’uomo. Queste erano le teorie del Romanticismo tedesco, che in buona sostanza possono essere stigmatizzate in questi semplici termini: davanti a un fiore l’atteggiamento può essere duplice o non raccoglierlo perché così anche altri lo possano ammirare oppure non raccoglierlo affinché possa vivere la sua vita.

Mi piace ricordarvi anche Thoureau, l’ideatore della “disobbedienza civile”, che nel 1845 si ritirò a vivere in maniera selvaggia in una capanna in riva al lago, nutrendosi di quello che gli dava la natura e meditando sull’uomo, sulla vita frenetica e sul benessere materiale e, alla fine della sua esperienza, scrisse: “Vorrei essere saggio come il giorno che venni alla luce”. Thoureau era un “trascendentalista” americano e abbracciava la teoria che la natura è un repertorio di insegnamenti morali.

Poi c’è Nietzsche con la sua teoria dell’Oltreuomo ovvero dell’uomo che è in grado di accettare la dimensione tragica dell’esistenza ma, comunque, sa dire “sì” alla vita, così com’è. L’Oltreuomo non fa parte della categoria dei “Supereroi” ma è quell’uomo capace di creare nuovi valori e di rapportarsi diversamente con la realtà. Da ultimo Heidegger ci ricorda che il vecchio “saper fare” si è trasformato nel “dover fare” e scrive:

Ciò che è veramente inquietante non è che il mondo si trasformi in un dominio completo della tecnica. Più inquietante è che l’uomo non sia preparato a questo radicale mutamento. Ed ancora più inquietante è che non siamo capaci di raggiungere, attraverso un pensiero meditativo, un adeguato confronto con ciò che sta realmente emergendo nella nostra epoca”.

Queste parole venivano scritte nel 1927 eppure sono attualissime. E allora cosa dire? I Greci utilizzavano due semplice parole, “panta rei” ovvero tutto scorre. Vogliamo richiamare anche la frase sui “corsi e ricorsi storici”, possiamo aggiungerci anche questa. Richiamiamo anche il “carpe diem” di Orazio, va bene.

Certo è che ieri, vedendo il concerto di Bocelli da Milano, che cantava in una Piazza Duomo deserta laddove, invece, normalmente si registra il passaggio di migliaia di persone, suoni, sapori e colori, mi ha profondamente turbato ed ho pensato che è giusto vivere, anche per il rispetto di chi non lo può più fare, è giusto ricominciare ad apprezzare quello che si ha.

Un’amica mi ha scritto che è contenta di fare la mamma a tempo pieno perché non era mai capitato prima d’ora e così tanti esempi di chi si ritrova a vivere una vita diversa da quella di prima. Purtroppo o per fortuna vedrete che, con il passare dei mesi, tutto tornerà come prima, ma saremo così certi che ci piacerà di nuovo ritornare alla vita di un tempo? Vedremo! Per ora vi dico trascorriamo una serena Pasquetta per il rispetto che si deve avere verso la vita e verso chi ce l’ha donata.

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