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Altri guai per Uber, Londra revoca la licenza

Per aver violato le regole di sicurezza sulla strada, le autorità di Londra sospendono la licenza di operare a Uber, l’azienda con sede a San Francisco che fornisce un servizio di trasporto automobilistico privato attraverso un’app che mette in collegamento diretto passeggeri e autisti.

La decisione della Transport for London (TfL), autorità cittadina con competenza ai trasporti, è arrivata ieri e riguarda varie trasgressioni da parte del colosso americano: dalla falsificazione dei profili degli autisti fino alla circolazione dei veicoli senza assicurazione.

Secondo l’Autorità inglese, tra il 2017 e il 2018, diversi autisti non autorizzati avrebbero operato all’interno della città, compiendo un totale di ben 14.000 corse.

Un altro aspetto, poi, riguarda i conducenti con la licenza Uber che, attraverso la creazione di profili falsi, avrebbero comunque continuato a operare anche dopo la revoca di tale licenza. Insomma, un vero modus operandi truffaldino e potenzialmente rischioso per gli utenti.

Non è la prima volta che Uber finisce sotto la lente della TfL. Nel settembre del 2017 era già arrivata la prima sospensione della licenza ma con due proroghe, l’ultima delle quali è scaduta proprio ieri.

Con l’accusa di gravi negligenze legate all’omissione di controllo, la Transport for London ha deciso ora di revocare definitivamente la concessione di noleggio a Uber. «La sicurezza è la nostra priorità assoluta. Sebbene riconosciamo che Uber abbia apportato miglioramenti, è inaccettabile che abbia consentito ai passeggeri di salire su auto con conducenti non autorizzati e non assicurati», ha spiegato Helen Chapman Direttrice dell’area licenze e regolazione di Tfl.

Comunque, le vetture di Uber non spariranno immediatamente da Londra, dato che l’azienda ha ancora 21 giorni di tempo dalla notifica del provvedimento della TfL per presentare appello e ha già confermato che continuerà a operare in attesa del giudizio finale.

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Consulente di marketing digitale, docente alla IATH Academy e allo IED, è autore di 7 libri. È stato inviato di Vanity Fair alle elezioni USA dopo aver fatto il giro del mondo come Alex Anderson, il candidato fake alle presidenziali americane del 2016.

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