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Dopo la “censura” ora Twitter ha un problema con la sicurezza degli account

La sera del 15 luglio Twitter ha subito un grave attacco hacker, che ha sullo sfondo un’ingente truffa relativa a una campagna pro-Bitcoin. Nella storia di Twitter non si era mai verificato un insuccesso di queste dimensioni, sicuramente una macchia destinata a lasciare conseguenze non da poco per la Dorsey & Co e il suo fondatore Jack Dorsey.

Gli account violati appartengono a personaggi di un “certo” rilievo, per citarne alcuni: Joe Biden, Bill Gates, Apple, Elon Musk, Warren Buffett, Kanye West, Michael Bloomberg, Uber, Jeff Bezos e Barack Obama, una delle figure maggiormente seguite sulla piattaforma. Ergo, oltre a loro milioni di follower sono stati ingannati.

Una volta hackerati gli account, la truffa è consistita nell’invitare gli utenti ad inviare bitcoin su dei link difficilmente tracciabili. Ed è stata proprio questa la fregatura: Twitter ha avuto difficoltà a raggiungere e segnalare questi link. Un elemento che emergerà è il fatto che la piattaforma non sia riuscita ad intervenire immediatamente.

Appena a Twitter si sono accorti dell’accaduto gli account compromessi sono stati chiusi. Probabilmente quello che è rimasto attivo più a lungo è stato quello di Elon Musk, il fondatore di Tesla e SpaceX. Anche dopo l’intervento di Twitter era ancora possibile visualizzare i tweet truffa. Da ciò che sappiamo, non ci sono account italiani coinvolti.

La società sta cercando di esaminare l’accaduto e come sia stato possibile arrivare a un disastro di queste proporzioni oltre, ovviamente, alle indagini sulla piattaforma di transazioni di bitcoin coivolta nell’hacking.

Una débâcle che arriva in un momento topico per Twitter, già al centro di polemiche feroci con Donald Trump per via della “censura” arbitrariamente applicata ad alcuni suoi tweet, comportamento ritenuto contrario alla libertà d’espressione dall’inquilino della Casa Bianca.

Written By

Consulente di marketing digitale, docente alla IATH Academy e allo IED, è autore di 7 libri. È stato inviato di Vanity Fair alle elezioni USA dopo aver fatto il giro del mondo come Alex Anderson, il candidato fake alle presidenziali americane del 2016.

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