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Innovazione

Robot e lavoro umano: una minaccia per il futuro?

I robot stanno sempre più entrando nelle nostre vite. Secondo lo studio “Job lost, Jobs gained”, entro il 2030 l’automazione spazzerà via tra il 9 e il 26% di tutte le ore dedicate ad attività lavorative tradizionali e il 14% dell’intera forza lavoro mondiale si vedrà costretta a cambiare occupazione.

Si tratta di un cambiamento epocale, tanto che già si parla di quarta Rivoluzione industriale. Come per quelle passate, anche quella in atto ha come elemento fondamentale l’innovazione tecnologica nei processi produttivi. A cominciare dai macchinari a intelligenza artificiale che svolgono mansioni tipiche della mente umana, passando per i sistemi machine learning, in grado di migliorare le azioni dei computer e dei robot, fino alle strutture blockchain. Insomma, una trasformazione senza eguali che costerà posti lavoro ad oggi occupati dall’uomo.

Davvero, però, il robot rappresenta un rischio per chi ha già un impiego? Proviamo a capire la situazione attuale e i possibili scenari futuri della robotica industriale.

STORIA E NUMERI DELLA ROBOTICA INDUSTRIALE

Il primo robot industriale della Storia è stato Unimate, braccio meccanico introdotto, nel  1961, dalla General Motors , per eseguire compiti di assemblaggio. Nel 1978 è stata la volta di SCARA, acronimo di Selective Compliance Assembly Robot Arm (cioè braccio robotizzato a conformità selettiva) che, per il suo movimento a 4 assi, è stato una vera e propria rivoluzione, dato che eseguiva lavori alienanti e faticosi al posto degli operai.

Il settore delle costruzioni automobilistiche è stato quello che più di tutti ha fatto uso di robot, seguito da quello elettronico e, in tempi più recenti, dall’informatica.

Negli anni la robotica e l’automazione hanno fatto passi da gigante e sempre più aziende hanno adoperato macchinari che riducono l’intervento umano. Dal 2015, le macchine intelligenti sono diventate sempre più comuni e per i prossimi anni i numeri sono destinati ad aumentare. Fra i Paesi che utilizzano di più i robot nei processi produttivi ci sono gli Stati Uniti, la Cina, il Giappone e la Germania. Anche l’Italia ha aumentato il suo uso e, per il 2019, le previsioni parlano di un +5%, con un passaggio da 9.237 a 9.700 unità.

I MESTIERI A RISCHIO

La domanda che, in questi ultimi tempi, in tanti si stanno facendo è, quindi, se i robot ruberanno davvero il lavoro agli esseri umani. Sicuramente molti mestieri che, fino a oggi, venivano svolti da persone in carne ed ossa, nei prossimi anni verranno rimpiazzati da nuovi dispositivi. Secondo un rapporto del Word Economic Forum, con la robotica si perderanno 58 milioni di posti di lavoro entro il 2022. I primi saranno gli operai, i camerieri e i baristi. Poi anche mestieri più qualificati come l’infermiere o il contabile. D’altronde le macchine non sentono la stanchezza e l’impresa ha, quindi, tutto da guadagnare.

Come è ovvio, negli ultimi anni, sono state soprattutto le multinazionali a investire nella robotica A marzo dei quest’anno, il colosso dei fast-food McDonal’s ha acquisito – per 300 milioni di dollari – la start-up israeliana Dynamic Yeld, che ha brevettato una tecnologia basata su algoritmi per l’elaborazione di menu personalizzati attraverso l’analisi dei dati delle preferenze dei clienti.

Gli investimenti nella robotica, possono anche essere curiosi. Per esempio, in un punto vendita di Chicago, si sta sperimentando una friggitrice robotica di patatine.

Amazon invece si è spinta più avanti. A dicembre del 2018 ha aperto a San Francisco il supermercato Amazon Go, dove si possono acquistare prodotti senza fare la fila alla cassa. Tutte le operazioni sono gestite in maniera automatizzata, senza l’ausilio di figure professionali come cassieri, commessi o responsabili del magazzino.

MA IL FATTORE UMANO RESTA

L’adozione dei robot nell’industria cambierà i modelli attuali di lavoro (orari, contratti, salari) e, per le generazioni presenti e future richiederà una nuova formazione.

Per evitare di farsi soffiare il lavoro dai robot occorrerà, invece, potenziare le qualità che le macchine non hanno, come la creatività, l’empatia e la negoziazione.

Se è vero che l’automazione renderà obsoleti alcuni lavori, è altrettanto certo che ne porterà di nuovi. In futuro ci sarà bisogno di nuove professionalità tecniche legate al mondo della robotica, non solo ingegneri e programmatori ma anche operatori e tecnici specializzati, digital manager, esperti di big data e così via.
Insomma, una “rivoluzione” dove la chiave per sopravvivere resta la formazione.

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Consulente di marketing digitale, docente alla IATH Academy e allo IED, è autore di 7 libri. È stato inviato di Vanity Fair alle elezioni USA dopo aver fatto il giro del mondo come Alex Anderson, il candidato fake alle presidenziali americane del 2016.

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