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Imprigionati nella bolla delle BigTech

Facciamo un sogno collettivo: immaginate per un attimo di essere imprigionati in una stanza le cui pareti sono quattro enormi display che vi bombardano costantemente con input apparentemente diversi tra loro, ma tutti calibrati per soddisfare ogni vostra singola aspettativa.

Le vostre reazioni vengono costantemente analizzate e utilizzate per sottoporvi messaggi sempre più affini alle vostre emozioni, quelle che determinano ogni nostra azione e che lo psicologo statunitense Jaak Panksepp riconduce a sette sistemi emotivi di base: ricerca, rabbia, paura, sessualità, cura, tristezza e gioco.

Per essere ancora più chiari, siete inondati da informazioni selezionate scientificamente in quanto compatibili con i vostri gusti e per questo in grado di determinare il vostro stato d’animo e manipolare le vostre opinioni.

Ecco, ora immaginate che tutt’a un tratto il display di fronte a voi si spalanchi, restituendovi inaspettatamente al mondo reale; inizialmente la luce naturale vi accecherà ma poi, una volta che i vostri occhi si saranno abituati, vi guarderete intorno con lo stupore di un bambino rendendovi conto di quanto vi tenessero nascosto.

Le quattro pareti che fino a qualche istante prima parevano una porta sull’infinito, si riveleranno per ciò che in realtà erano: una prigione mentale capace di comandare ogni vostra singola decisione illudendovi che l’abbiate presa autonomamente.

Sogno finito.

Ipotesi inquietante, vero? Già, ma c’è un problema: non si tratta della sceneggiatura di una serie tv distopica ma del reale funzionamento del contesto che, da una dozzina d’anni a questa parte, viene utilizzato con ottimi risultati per influenzare molti aspetti della vita di chi non utilizza il Web con la dovuta consapevolezza.

Fenomeni come la radicalizzazione su determinate posizioni sono figli della polarizzazione che deriva dal meccanismo costruito dalle BigTech, che ci dividono in echo chambers, vere e proprie bolle composte da persone e contenuti affini con l’unico scopo di tenerci connessi il più possibile per rivendere la nostra attenzione ai clienti che le pagano per sottoporci i loro messaggi pubblicitari.

Modelli di business ormai collaudatissimi, grazie ai quali il valore di multinazionali come Facebook, Aphabet (Google) e Microsoft si avvicina a grandi falcate (e in alcuni casi già supera) all’intero Pil dei maggiori paesi industrializzati.

Se a quello economico sommiamo il potere mediatico e la quantità di dati che posseggono, ecco che abbiamo la misura del potere smisurato di Zuckerberg & Co, che accrescono ogni minuto che passa alimentando un contesto sempre più divisivo.

Una catena invisibile che potremo spezzare solamente se avremo la forza di non omologarci, scegliendo con la nostra testa cosa leggere e con quali persone interagire, possibilmente cercando un confronto aperto e costruttivo con chi ha vedute differenti dalle nostre anziché focalizzarci su chi è abituato a ragionare assolutisticamente senza saper andare oltre il proprio smartphone.

Written By

Consulente di marketing digitale, docente alla IATH Academy e allo IED, è autore di 7 libri. È stato inviato di Vanity Fair alle elezioni USA dopo aver fatto il giro del mondo come Alex Anderson, il candidato fake alle presidenziali americane del 2016.

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