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Bibbiano, l’attacco delle difese

È arrivato il grande momento della difesa, nel tribunale di Reggio Emilia. Da circa un mese il processo per i fatti di Bibbiano, che ha al centro i presunti allontanamenti illeciti di una decina di bambini dalle loro famiglie d’origine, è entrato nella delicata fase dell’udienza preliminare.

È arrivato il grande momento della difesa, nel tribunale di Reggio Emilia. Da circa un mese il processo per i fatti di Bibbiano, che ha al centro i presunti allontanamenti illeciti di una decina di bambini dalle loro famiglie d’origine, è entrato nella delicata fase dell’udienza preliminare. Alla fine di questo passaggio cruciale, il giudice Dario De Luca dovrà decidere se abbia un fondamento giuridico il rinvio a giudizio dei 24 imputati, dallo psicologo piemontese Claudio Foti al sindaco Andrea Carletti, richiesto dal sostituto procuratore Valentina Salvi alla fine di giugno, dopo la chiusura dell’inchiesta passata alle cronache come «Angeli e demoni».

Finora si sono svolte le prime due «puntate» dell’udienza preliminare, il 30 ottobre e il 23 novembre, e la prossima è prevista per il 17 dicembre. Il processo, oltre ai 24 imputati, affiancati in media da due avvocati, vede presenti in aula anche un elevato numero di vittime  dei presunti reati, più il pubblico e i giornalisti. Per questo ha bisogno di spazio, e nelle sue prime udienze si è svolto nella grande struttura prefabbricata che sorge nel cortile del tribunale di Reggio, realizzata per contenere le tante parti del maxi-processo «Aemilia» che dal 2016 al 2018 ha giudicato 148 imputati di ‘ndrangheta. Dalla prossima udienza (sempre se il Covid lo permetterà) traslocherà in un’ampia aula della Corte d’assise.

 

La parola agli avvocati degli imputati

Fin qui, come prevede la procedura, la parola è stata data soprattutto ai difensori degli assistenti sociali, degli psicologi e degli amministratori pubblici coinvolti nell’inchiesta: hanno fatto presenti tutte le presunte irregolarità dell’inchiesta, e ovviamente sono stati fuochi d’artificio.

Gli avvocati Oliviero Mazza e Rossella Ognibene, che assistono Federica Anghinolfi, l’ex responsabile dei servizi sociali di Bibbiano e degli altri Comuni dell’Unione della Val d’Enza (che è tra i principali imputati, con una sessantina di capi d’accusa su 106), hanno lamentato che negli atti depositati dal pubblico ministero manchino carte contenenti prove a discapito della loro cliente. Anche l’avvocato Nicola Canestrini che difende Francesco Monopoli, uno degli assistenti sociali di Bibbiano accusato di falsità ideologica, frode processuale, falsa perizia e abuso d’ufficio, per avere alterato dolosamente alcune delle relazioni che hanno portato agli allontanamenti dei minori, ha lamentato irregolarità e mancanze in quegli stessi atti.

Queste obiezioni e critiche all’operato dell’accusa si chiamano, tecnicamente, «eccezioni di nullità». Le difese le segnalano al giudice dell’udienza preliminare, il quale deve valutarne la sussistenza e poi stabilire come risolverle. L’avvocato Canestrini, in particolare, ha sostenuto di avere incontrato molte difficoltà a orientarsi nelle 5.500 pagine depositate dal pubblico ministero Salvi, che a suo dire risulterebbero prive di un indice, malamente dettagliate e monche di alcune parti. Il legale ha aggiunto poi che i diritti della difesa sarebbero stati violati perché, invece, sarebbero state indebitamente depositate le intercettazioni di alcune conversazioni tra lui e il suo cliente. L’avvocato, inoltre, s’è adombrato del fatto che in udienza il suo cliente Monopoli venisse chiamato soltanto per cognome, e ha chiesto al giudice venisse usato con lui l’appellativo «dottore» perché, ha aggiunto, «non è ancora stato privato del suo titolo».

 

Una ruvida linea di difesa

Canestrini sembra incarnare la punta di lancia della difesa. Era stato lui, del resto, a inaugurare la linea più ruvida già un anno fa: con un atto obiettivamente inusitato per l’Italia, aveva denunciato alla Corte europea dei diritti dell’uomo una decina di politici, tra i quali i due ministri grillini della Giustizia e degli Esteri, Alfonso Bonafede e Luigi Di Maio, il segretario della Lega Matteo Salvini e la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni. L’avvocato aveva segnalato ai giudici di Strasburgo che nell’estate 2019, quando l’inchiesta Angeli e demoni era emersa perché erano scattate le custodie cautelari per alcuni degli indagati, quegli uomini di governo e parlamentari avevano reso «dichiarazioni colpevoliste» sui fatti di Bibbiano, violando così «la consolidata giurisprudenza della Corte europea», che vieta «alle autorità di rilasciare pubblici giudizi anticipati di colpevolezza».

In particolare, secondo il ricorso, il guardasigilli Bonafede avrebbe «confuso le ipotesi investigative con l’accusa processuale», Di Maio avrebbe criticato l’esistenza di «un orribile business sui minori», Salvini l’avrebbe quantificato in «un business da un milione di euro» e la Meloni avrebbe parlato di «orchi che mangiano i bambini e orchi che ci mangiano sopra».

Le eccezioni di nullità presentate dalla difesa di Monopoli sono andate a fare fronte comune con quelle presentate nella prima udienza del 30 ottobre dagli avvocati di Anghinolfi: in quel caso i legali avevano chiesto al giudice De Luca di astenersi dal procedimento, in nome di un presunto «diffuso pregiudizio negativo». Resta nell’aria la possibilità addirittura di un’istanza per la «rimessione del processo», cioè per il suo trasferimento al tribunale di Ancona: in settembre quell’ipotesi era stata ventilata sui giornali dai due difensori di Anghinolfi, che si dicevano convinti che nel tribunale di Reggio Emilia prevalesse quel pregiudizio negativo per la loro cliente, ma finora non si è concretizzata in una richiesta ufficiale al tribunale. In teoria, comunque, c’è ancora tempo: questa ed altre eccezioni di nullità e nuove istanze potrebbero essere depositate prima della prossima udienza, prevista per il 17 dicembre. Quel giovedì parleranno le altre difese degli imputati, e a quel punto le eccezioni verranno valutate una per una dal giudice De Luca.

Continua…

Maurizio Tortorella
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