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Cultura

Domande da (non) fare ad uno scrittore

Vuoi mettere? Il solo fatto di essere riusciti a scriverlo, un libro, è una soddisfazione. Una volta pubblicato, poi, ci s’imbatte in persone che, con le loro affermazioni, sono in grado di catapultarti in un vero e proprio tourbillon gratificatorio. Volete qualche esempio? Eccovi accontentati.

L’HAI SCRITTO TU?”: domanda che, in genere, viene posta quando il tizio ti ferma per strada dopo aver letto da qualche parte la notizia dell’uscita del tuo libro.

Come risponderei: “No, in realtà l’ho trovato scritto con un pennarello indelebile sulla parete del cesso di un autogrill”

Come rispondo: “Sì, ma non l’ho fatto apposta”.

 

ME NE FAI AVERE UNA COPIA?”: questa è tipica del tizio che non senti e non vedi da secoli e che, oltretutto, conosci solamente di vista. Il perché non è dato a sapersi, ma egli, in qualche oscuro meandro della sua mente, ritiene che il tuo libro spetti “aggratis”, di diritto. Una sorta di Ius Libris.

Come risponderei: “Ma spendi ‘sti 16 euro e non rompere…”.

Come gli rispondo: “Mi piacerebbe, ma ho solamente la mia copia! Se vuoi, però, in libreria…”.

 

ANCH’IO HO SCRITTO UN LIBRO, È UN VERO CAPOLAVORO, MA…”: generalmente, il tizio in questione se ne esce con quest’affermazione interrompendoti bruscamente proprio mentre tenti di spiegargli (perché te l’ha chiesto lui) la trama del tuo libro del quale, fondamentalmente, se ne sbatte. Così comincia a menartela, raccontandoti che ha fatto leggere il suo manoscritto ad un non meglio specificato “grande regista di Hollywood” che, ovviamente, ne vorrebbe fare un film. Nonostante le sirene americane lo rincorrano a frotte, con grande rammarico dell’umanità tutta, egli si ostina eroicamente a non pubblicarlo perché “o esco con Mondadori o piuttosto lo tengo nel cassetto”.

Come gli risponderei: “Hai mai considerato l’ipotesi di chiuderti nel cassetto insieme al tuo manoscritto?”.

Come gli rispondo: “Caspita, complimenti, allora spero di trovarlo presto sia al cinema che in libreria!”.

 

PARLA ANCHE DI ME?”: in questo caso, la domanda giunge da una tizia a cui, forse, sei stato costretto a dare un fulmineo bacio sulle labbra durante una partita al “gioco della bottiglia”, ai tempi delle superiori. Generalmente, la tizia, si presenta scollatissima ad una delle tue presentazioni insieme a due o tre amiche, e ti si pianta davanti con fare da vamp mentre stai parlando con tua moglie, rivolgendosi a te come se foste stati insieme per 14 anni.

Come le risponderei: “In questo no, ma ne riparleremo quando mi deciderò a scrivere un bell’horror vecchia maniera, di quelli per stomaci forti”.

Come le rispondo: “Beh, effettivamente, adesso che ci penso, la protagonista qualcosa di te ce l’ha…”

 

PERCHÉ NON LO FAI RECENSIRE DAL CORRIERE DELLA SERA?”: ecco, in questo caso, a spiccare, è unicamente l’ingenuità del tizio che, a quanto pare, crede davvero che sia tu a decidere se farlo recensire dai media nazionali, o farti invitare a parlarne in televisione, magari al Tg delle 20.

Come gli risponderei: “Sai che hai ragione? Non ci avevo ancora pensato…”

Come gli rispondo: “Magari!”

 

 

Alessandro Nardone
@alenardone

Written By

Consulente di marketing digitale, docente alla IATH Academy e allo IED, è autore di 7 libri. È stato inviato di Vanity Fair alle elezioni USA dopo aver fatto il giro del mondo come Alex Anderson, il candidato fake alle presidenziali americane del 2016.

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