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Le dimissioni di Draghi, il teatrino della politica e la coerenza di Giorgia Meloni

Le dimissioni di Draghi confermano che in Italia i governi hanno una durata media di poco superiore a 400 giorni: è evidente che i partiti ci sguazzino, poiché è molto comodo chiedere il voto facendo promesse e poi, in nome di pretesti ridicoli, fare l’esatto contrario.

Durante questa disgraziata legislatura tutti hanno governato con tutti contravvenendo al patto stipulato con i propri elettori. Tutti, tranne Fratelli d’Italia. Eppure qualche acuto analista ancora si affanna nel tentativo di sminuire l’ascesa di Giorgia Meloni.

Ciò avviene essenzialmente per due ragioni: la prima è, ça va sans dire, la partigianeria. Spesso sguaiata, ma tutto sommato comprensibile. La seconda risiede nella disconnessione dal Paese di gran parte dell’establishment radical chic, conseguenza della scelta di connettersi, viceversa, con gli interessi dei grandi gruppi di potere che molto spesso confliggono con quelli dell’economia reale.

Pensiamo, ad esempio, alla centralizzazione messa in atto dalle GAFAM che, oltretutto, sono soggette a una tassazione risibile. Oppure all’appiattimento di Pd e M5S sulle posizioni della Cina il cui governo, è sempre bene ricordarlo, è espressione della sanguinaria dittatura del Partito Comunista Cinese. Gli interessi delle multinazionali che delocalizzano non sono gli stessi di chi, nonostante tutto, investe creando ricchezza e valore in Italia.

Si tratta di osservazioni oggettive, così come difendere le istanze degli italiani non è populismo o sovranismo, ma semplicemente buonsenso. Allo stesso modo sarebbe ora di finirla di dire che alle elezioni non ci si deve andare “per non consegnare il paese alla destra”, perché i partiti dovranno mettere in conto che continuando a schivare (avrei anche potuto scrivere schifare) il voto scaveranno un solco profondo a tal punto da diventare il precipizio dentro al quale spingeranno non loro stessi, ma la democrazia intera.

Per questi motivi auspico che si vada ad elezioni anticipate e che i partiti tornino a fare politica elaborando proposte e alleanze in grado di dare alla nostra Nazione un governo stabile e legittimato dalla volontà popolare. L’Italia lo merita.

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Consulente di marketing digitale, docente alla IATH Academy e allo IED, è autore di 7 libri. È stato inviato di Vanity Fair alle elezioni USA dopo aver fatto il giro del mondo come Alex Anderson, il candidato fake alle presidenziali americane del 2016.

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