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POLITICA USA

Trump non arretra di un millimetro e attacca i leader repubblicani: «Perdenti»

Sembra di essere tornati ai tempi delle primarie, quando Trump spazzò via l’intero establishment repubblicano battendo, uno per uno, tutti gli avversari alla nomination, avendo contro praticamente tutto il gruppo dirigente del GOP (acronimo di Grand Old Party, ndr).

Come sappiamo, dalla notte del 3 novembre è cominciata una battaglia senza esclusione di colpi sulla legittimità del voto, con il presidente e il suo entourage determinati a non concedere la vittoria a Joe Biden.

Oggi, tramite il suo profilo Twitter, il presidente è tornato all’attacco, mettendo nel mirino non tanto Biden, quanto i vertici del partito repubblicano, a suo dire troppo rinunciatari nonostante le “prove” che dice di avere riguardo ai brogli elettorali che avrebbero determinato l’esito del voto.

Di seguito l’intervento integrale di Trump:

Un gruppo di legislatori repubblicani in Pennsylvania afferma che alle elezioni del 2020 sono stati contati 200.000 voti in più rispetto agli elettori (il 100% è andato a Biden). Il deputato Frank Ryan ha affermato di aver riscontrato discrepanze preoccupanti dopo un’analisi dei dati del giorno delle elezioni.

Si tratta di molti più voti di quanti servano a Biden per vincere la Pennsylvania, per non parlare di centinaia di migliaia di voti in altre categorie che aumentano il mio già grande vantaggio.

Questo accade in tutti gli altri stati in bilico. ABBIAMO BISOGNO DI UNA LEADERSHIP REPUBBLICANA NUOVA ED ENERGICA. Questa non regge. Se i repubblicani avessero rubato le elezioni presidenziali ai democratici sarebbe scoppiato l’inferno. La leadership repubblicana invece oppone la minor resistenza possibile.

I nostri leader (non io, ovviamente!) sono patetici. Sanno solo perdere!

P.S. Dalla mia parte ci sono MOLTI senatori e deputati/e del Congresso. Credo che se ne siano dimenticati!

Alessandro Nardone
Written By

Consulente di marketing digitale, docente alla IATH Academy e allo IED, è autore di 7 libri. È stato inviato di Vanity Fair alle elezioni USA dopo aver fatto il giro del mondo come Alex Anderson, il candidato fake alle presidenziali americane del 2016.

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