Connect with us

Hi, what are you looking for?

POLITICA USA

Né arte né parte

Mike Pence e Kamala Harris rappresentano due mondi separati, due ideologie con basi elettorali agli antipodi che non si incontrano neanche all’infinito.

Sicuramente non è stato il dibattito più emozionante della storia, ma neppure il peggiore, come quello della scorsa settimana. Lo potremmo definire “senza né arte né parte”, forse perché già il primo aveva abbassato le aspettative e sicuramente perché Pence non ha lo stesso carisma di Trump e la Harris ne ha certamente più di Biden, ma è meno preparata a stare sotto le luci del palcoscenico rispetto all’ex vicepresidente.

Ciò che non è cambiato rispetto allo scorso confronto è il moderatore: pessimo settimana scorsa, pessimo oggi. I due sfidanti hanno spesso sviato le domande, parlando di ciò che volevano e senza una presa di posizione dura dal desk che doveva dettare regole e tempi. Sia Kamala Harris sia Mike Pence hanno glissato alcune domande per spostare il focus su Donald Trump, quest’ultimo, come c’era da aspettarsi, argomento principale del dibattito.

Mike Pence e Kamala Harris rappresentano due mondi separati, due ideologie con basi elettorali agli antipodi che non si incontrano neanche all’infinito.

Su ogni argomento il copione è stato pressoché identico: la Harris all’attacco, Pence a difesa delle politiche della Casa Bianca di Trump.

E, su questo punto, occorre concentrare l’analisi su cui basare l’interpretazione stessa di tutto il dibattito: perché non interessano molto gli argomenti trattati, ma il modo in cui sono stati affrontati. Il vicepresidente Pence è apparso professionale (sicuramente molto più presidenziale e politico di Trump) ma anche stanco; la senatrice Harris è sembrata più appassionata e sentimentale (forse un po’ troppo), ma le sue continue reazioni tramite la mimica facciale infastidiscono (e non poco) gli ascoltatori.

Sempre su questo punto, occorre annotare che la strenua tattica difensiva di Pence – difendere l’indifendibile – è stata alla base di ogni singola risposta, mentre il sentimentalismo da ultima romantica della senatrice Harris – pessimo, a tal proposito, il racconto della storia della sua vita (quasi una presentazione di se stessa in vista del 2024, qualora dovesse essere eletta vicepresidente) – non ha pagato, al contrario di alcuni attacchi diretti che hanno costretto Pence ad arrampicarsi sugli specchi, come ad esempio quello su John McCain.

Non sono mancati i complimenti reciproci, come quelli formulati da Pence alla Harris sulla sua nomina alla vicepresidenza e sull’emozione che la nomina e il dibattito possono provocare.

Più in generale in questo dibattito a vincere è stata la noia, oltre che quell’ordine – a tratti andato in malora – che nel dibattito fra Biden e Trump si era completamente smarrito.

Oramai i dibattiti sono sempre meno seguiti e, più nello specifico, salvo clamorosi colpi di scena, spostano sempre meno voti. Mike Pence e Kamala Harris hanno parlato ai loro rispettivi elettorati, hanno ambedue – a discapito di alcuni instant poll – portato a casa la partita e consolidato la posizione nei confronti sia del loro partito sia del loro candidato alla presidenza. In termini prettamente elettorali questo potrebbe costituire un vantaggio per Biden-Harris, considerato il margine di vantaggio che i sondaggi assegnano loro.

La vera nota sarcastica della serata pare sia ormai consolidata: la mosca che voleva sui capelli del vicepresidente Pence ha reso la parte finale dello “scontro” molto più avvincente, ma solo per via delle ricerche internet effettuate.

Forse un po’ poco per la sfida elettorale più importante al mondo che si ripresenta ogni quattro anni e che, quest’anno, appare molto più importante delle precedenti. Qui rientrano in gioco gli argomenti toccati nei dibattiti: Corte Suprema, ambiente, cambiamento climatico, sanità etc.

La partita del 3 novembre, dunque, co­­­nsegnerà alla storia le risposte sui temi cruciali del prossimo ventennio.

In attesa di capire, peraltro, se i prossimi due dibattiti si svolgeranno regolarmente oppure se, di fatto, la sfida di questa sera sia da considerare il sipario calato sulle polemiche prima dell’election day.

 

Vedi scheda di confronto

Written By

Articoli che potrebbero interessarti

Newsroom

Alessandro Nardone e Leandro Diana hanno commentato in diretta il giuramento di Biden, focalizzandosi in modo particolare sulla grande questione relativa al ruolo esercitato...

Comunicazione

Molti affermano che la chiusura dei suoi account sulle principali piattaforme equivarrà ad una sostanziale eliminazione di Trump dalla scena, ma siamo davvero sicuri...

Innovazione

Le parole contano eccome, nel bene e nel male: possono ispirarci, aprirci la mente, farci sognare oppure, talvolta, essere utilizzate per manipolarci. Ne ho...

POLITICA USA

Trump può ancora vincere? Questa è la domanda che a 47 giorni di distanza dall’election day del 3 novembre ancora in molti si pongono...