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Politica

Bannon: «L’Italia e gli italiani devono avere uno scatto d’orgoglio»

«L’unica cultura che riconosco è quella delle idee che diventano azioni» disse Ezra Pound. È da qui che parte il ragionamento che Steve Bannon – ex Capo Stratega della Casa Bianca – ha tracciato per viaggiare fra gli Stati Uniti e l’Italia, per creare un collegamento, un ponte, un solco da descrivere e raccontare.

«Se credi in una idea – ha affermato Bannon – e credi che quella idea sia giusta, puoi cambiare il mondo. (…) Questo tempo è un fantastico tempo in cui vivere, perché è il tempo delle nuove idee, di un nuovo modo di pensare. La cultura riunisce idee e azioni». È con queste parole che Steve Bannon ha iniziato la sua intervista con Alessandro Nardone in diretta su Orwell.live, per ringraziare del premio ricevuto.

Il già presidente esecutivo di Breitbart News ha poi, nell’augurare ad Orwell.live un grande futuro e ricordando come lui stesso è partito dal basso, analizzato l’attuale situazione in cui versano gli Stati Uniti. Una situazione che sta cambiando il modo di vivere e che Bannon ha paragonato ad un «ricambio generazionale» e ad una «quarta fase» dopo quelle della Rivoluzione Americana, della Guerra Civile e della Grande Depressione e Seconda Guerra Mondiale.

Dopo la fine della sua esperienza alla Casa Bianca, Bannon ha dichiarato di voler diventare «l’infrastruttura, a livello globale, del movimento populista». Non a caso, oggi, Bannon sostiene molti movimenti di destra europei come, ad esempio, il Rassemblement National di Marine Le Pen, Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni e la  Lega di Matteo Salvini.

Non a caso, Bannon, ha più volte citato l’Italia durante la sua intervista per spiegare la sua visione del mondo: «questa battaglia è per l’attuale generazione che un giorno sarà al nostro posto, dobbiamo lottare per loro». Bannon qui ha aperto anche una breve parentesi sui giovani che devono lottare contro «il sistema corrotto», auspicando che il dispiacere possa presto lasciare spazio ad un futuro roseo.

Successivamente ha parlato dell’attuale quadro politico italiano: «conosco la situazione in Italia, so come funzionano le cose in Italia. L’Italia e gli italiani devono avere uno scatto d’orgoglio. Penso che l’Italia avrà dei giorni migliori, lo deve alla sua cultura, alla sua identità. L’Italia e gli italiani non devono dimenticare ciò che sono stati e ciò che Roma ha significato per la storia di questo grande Paese».

Bannon ha poi strizzato l’occhio ai massimi esponenti della destra italiana, Matteo Salvini e Giorgia Meloni: «sono dei ragazzi fantastici, in particolare Giorgia Meloni. Lei avrà un grande futuro, non solo in Italia, bensì globale. Vedo un grande futuro per lei».

L’ex Capo Stratega della Casa Bianca ha poi elogiato il talento italiano in molti campi: «l’Italia è leader nel mondo della creatività, del design, non solo nel mondo della moda ma nel design industriale». Da questo assunto Bannon ha parlato anche del COVID e del rapporto che lega la Cina e l’Italia: «è per questo motivo che vi sono stati i focolai nel nord dell’Italia. Milano e Torino sono città che attirano i cinesi per via del mondo dell’industria, per la moda, per via della qualità, per i tanti investimenti».

Una frecciatina in pieno stile Trump che, durante il suo periodo di permanenza alla Casa Bianca, ha avuto modo di trovare spazio per le restrizioni nel libero commercio con la Cina stessa. Bannon ha più volte criticato la Repubblica Popolare Cinese, considerandola un nemico dell’Occidente.

Durante una visita in Italia nel marzo 2019, Bannon stesso ha parlato di una «strategia predatoria» di Xi Jinping nei confronti del resto del mondo. Al contrario Bannon è sempre stato un fervente sostenitore dell’asse eurasiatico con la Russia.

Dopo aver distrutto l’establishment americano, dunque, Bannon ha puntato gli occhi verso il Vecchio Continente. La sua filosofia è cristallina: resta da domandarsi se attecchirà anche qui in Italia e nell’Europa che tanto contesta, perché, come lui stesso afferma «è tiranna e non lascia libere le nazioni».

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Consulente di marketing digitale, docente alla IATH Academy e allo IED, è autore di 7 libri. È stato inviato di Vanity Fair alle elezioni USA dopo aver fatto il giro del mondo come Alex Anderson, il candidato fake alle presidenziali americane del 2016.

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