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INCHIESTA SULLA CINA

L’amico è Trump, il nemico è la Cina

Se pensate che Trump e Xi se le stiano dando di santa ragione mettetevi comodi, perché questo è niente: all’orizzonte si profila uno scontro che avrà un impatto devastante, una sorta di Big Bang da cui scaturirà l’assetto geopolitico del post-coronavirus. Il classico appuntamento con la storia, a cui sarà bene che l’Italia si faccia trovare preparata e soprattutto dalla parte giusta, che non è certamente quella della Cina.

Coronavirus: le responsabilità di Pechino sono oggettive

In Italia siamo stati i primi a parlare esplicitamente delle responsabilità della Cina e dell’opportunità, per tutti i paesi colpiti dal Covid-19 di esigere un risarcimento danni miliardario da Pechino: come e in che termini lo ha spiegato meglio di chiunque altro James Kraska in questo articolo scritto in punta di diritto internazionale e – attenzione – attenendosi ai fatti, che sono incontrovertibili, oggettivi e di dominio pubblico:

  • Hanno distrutto ogni prova sull’origine del Covid-19;
  • La scure di censura e repressione si è abbattuta su chiunque diffondesse notizie sul Coronavirus: il dottor Li Weliang, il medico che per primo condivise informazioni su quel misterioso virus fu arrestato e, nei mesi successivi, deceduto di Coronavirus in circostanze a dir poco opache, mentre della ricercatrice Huang Yan Ling non si hanno più notizie;
  • Non hanno diffuso informazioni utili né a prevenire per tempo la pandemia, né tanto meno in questa fase ne stanno fornendo per lavorare al vaccino.

L’origine del virus

Ora anche a molti addetti all’informazione dei media mainstream è toccato fare marcia indietro, poiché sull’origine del virus non c’è alcuna certezza; prima di qualsiasi considerazione nel merito, è necessario porsi una banalissima domanda.

Se è vero che il Covid-19 è di origine animale, statisticamente, quante probabilità ci sono che il passaggio dal pipistrello all’uomo sia avvenuto proprio a poche decine di metri dal laboratorio in cui, guarda caso, si lavora a quel genere di virus?

A occhio e croce un numero che si avvicina allo zero, che si assottiglia ancora di più se consideriamo il contenuto dei rapporti rivelati dal Washington Post: nel 2018 alcuni funzionari americani visitarono più di una volta il laboratorio di Wuhan, segnalando «una grave carenza di tecnici adeguatamente formati, necessari per operare in sicurezza».

Fake news e complottismo usate come “scudo” da Cina e affini

Attenzione, perché questo è un elemento determinante per leggere i fatti senza le lenti distorsive della grancassa della propaganda del regime comunista cinese, che è composta da chi, ovviamente, a Pechino coltiva fior di interessi economici: le grandi aziende che hanno delocalizzato e che producono lì a 5 per rivendere qui a 1.000, tanto per intenderci. E insieme a loro tutto il codazzo di media che da quelle stesse multinazionali sono finanziati: cane non mangia cane, ovvio.

Così, succede che tutti questi soggetti facciano cartello e bollino all’unisono discussioni come quelle sull’origine del virus e sul risarcimento danni come teorie complottiste o addirittura fake news. La strategia è molto sottile, tant’è che le persone meno abituate ad andare in profondità finiscono col prendere per buona la “versione ufficiale”.

Funziona così: a una serie di fatti oggettivi viene risposto introducendo uno o più elementi finalizzati a far perdere credibilità a tutta la tesi. Esempio: a Trump che parla dell’origine del virus viene contrapposta la teoria secondo cui «la Cina non avrebbe avuto alcun interesse a infettarsi da sola», anche se la tesi accusatoria non parla esplicitamente di diffusione deliberata del Covid-19 ma, più probabilmente, che esso sia il frutto di un incidente nel laboratorio di Wuhan.

L’Italia deve stare con gli USA

Siamo l’Italia, perdiana: storia, Made in Italy, turismo, in Europa siamo la terza economia e la seconda manifattura e le nostre riserve auree sono al quarto posto a livello mondiale. Purtroppo abbiamo un sistema politico che fa oggettivamente schifo, che in 73 anni ha partorito 66 governi che, a causa di mancanza di legittimazione popolare e conseguente inconsistenza politica, in Europa hanno sempre vestito i panni dei questuanti col piattino in mano.

Oggi, nel pieno dell’emergenza peggiore dal dopoguerra, abbiamo avuto l’ennesima dimostrazione di quanto male ci vogliano gli altri paesi dell’Unione Europea: Merkel & Co. piuttosto che aiutare noi si caverebbero letteralmente un occhio, questo è un fatto.

Così come, specularmente, è un fatto che nel momento del bisogno il presidente Trump abbia teso più volte la mano all’Italia, nonostante stia fronteggiando la crisi anche a casa sua. Aiuti economici e, notizia dell’altro giorno, la scelta di assegnare a Fincantieri un contratto da circa 6 miliardi per la realizzazione delle nuove fregate della marina Militare USA.

Il governo Conte è un ostacolo

Sì, lo è: per noi Italiani, che siamo stufi di un governo che si è dimostrato incapace su tutti i fronti e che ci aspettiamo un’opposizione che passi – finalmente – dai post sui social ai fatti: che significa sfiducia al governo guidato da Giuseppe Conte. Anche perché la storiella secondo cui durante un’emergenza è necessario sostenere il governo in carica sta in piedi fin tanto che l’esecutivo si dimostra all’altezza della situazione, mentre è irresponsabile tenere politicamente in vita chi non è minimamente in grado di gestirla.

Inoltre, rispettto ai nostri rapporti con la Cina, fanno rabbrividire le dichiarazioni di soggetti come Di Maio e Di Battista che, come Conte e Casalino, rispondono a quel Beppe Grillo che a fine novembre incontrò l’ambasciatore cinese: una riunione di due ore e mezza da cui non è mai trapelato nulla.

Ora l’Occidente si riappropri del ruolo che gli compete

Dopo quella clamorosamente mancata del post-11 settembre, questa è l’occasione per rimettere le cose a posto: smarcarci dalla Cina riconquistando la nostra indipendenza economica e riportando il lavoro a casa nostra, ponendo fine ai danni causati dagli accordi scellerati (in Italia vedi alla voce Romano Prodi) per i quali diritti e retribuzioni dei nostri lavoratori si sono livellati verso il baratro degli omologhi cinesi, in molti casi costretti a lavorare in semi-schiavitù.

Come spiegato da James Kraska, i paesi in cui è arrivata la pademia hanno tutto il diritto di chiedere alla Cina un risarcimento miliardario e, nel caso in cui Pechino si rifiutasse di pagare, sarebbero legittimati ad attuare sanzioni economiche.

Uno scenario irripetibile che, nel medio termine, potrebbe giocare persino a favore di tutti quei cinesi che vorrebbero rovesciare il regime comunista riappropriandosi, così, della loro libertà. Che, a differenza della nostra, si è fermata ben prima di Wuhan.

Written By

Consulente di marketing digitale, docente alla IATH Academy e allo IED, è autore di 7 libri. È stato inviato di Vanity Fair alle elezioni USA dopo aver fatto il giro del mondo come Alex Anderson, il candidato fake alle presidenziali americane del 2016.

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