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Comunicazione

Coronavirus, subito una task force per gestire il “brand Italia”

Non c’è tempo da perdere. Certo, ora non dobbiamo commettere l’errore di passare da un eccesso all’altro fingendo che il Coronavirus sia magicamente sparito, ma questo non significa che per fronteggiare un’emergenza dobbiamo autodistruggerci mediaticamente e, quindi, anche dal punto di vista economico e sociale.

Al netto dell’esito che avranno le discussioni politiche delle prossime ore, è necessario adottare subito un provvedimento bipartisan per istituire una vera e propria task force che cominci a lavorare sin da subito, 24 ore su 24, ad un piano strategico capace di risollevare il “brand Italia” e, con esso, i “sotto brand” costituiti da regioni e città a particolare vocazione turistica come Milano, Como e Venezia, giusto per citare qualche esempio delle zone più colpite.

Anzitutto, questa task force, da chi dovrebbe essere composta?

Certamente non da politici che, tutt’al più, oltre a garantire le risorse necessarie per coprire i costi non soltanto nel breve, ma anche nel medio e lungo periodo, potranno ricoprire funzioni di indirizzo e controllo, ma non strategico-operative.

Quelle dovranno essere lasciate ai professionisti di comunicazione e informazione che comporranno la task force, che dovranno essere selezionati unicamente in base a criteri meritocratici, poiché parenti e amici incapaci sarebbero un enorme intralcio alla buona riuscita delle iniziative da mettere in campo.

Da diversi anni frequento il mondo del digital e delle startup, e ho avuto la fortuna di partecipare sia come speaker che come espositore ad alcuni tra i più importanti eventi di settore sia a livello nazionale che internazionale, e posso quindi affermare a ragion veduta che il nostro paese esprime intelligenze e professionalità di primissimo livello, ed è tra quelle che bisogna andare a pescare.

Lavorare immediatamente su brand e reputation management

Che l’arrivo del Coronavirus avrebbe causato danni era nell’ordine naturale delle cose, il vero problema è stata la pessima gestione della comunicazione istituzionale a tutti i livelli, assolutamente incapace di fornire riferimenti chiari e precisi al sistema dell’informazione, che di conseguenza è andato in tilt, lasciandosi “prendere la mano” a tal punto da creare – sia pur involontariamente – una serie di contenuti letteralmente nocivi per l’immagine dell’Italia nel mondo.

E i contenuti, si sa, sono l’elemento cardine della comunicazione, soprattutto online. Ahinoi, complice un sistema che ha reso il mondo dell’informazione schiavo dei click, in troppi hanno ceduto alla tentazione dei contenuti ad alto tasso di sensazionalismo: un mix di immagini e titoli ad effetto che, a chi ci guarda da fuori, consegnano l’immagine di uno scenario apocalittico, degno di un film di Romero sugli zombie.

Preso atto di ciò, i binari su cui sarà necessario concentrare gli sforzi maggiori dovranno essere essenzialmente 3:

  • Fornire alle istituzioni un insieme di norme redazionali a cui attenersi scrupolosamente per tutta la comunicazione esterna relativa all’emergenza Coronavirus; regole che serviranno per prevenire il ripetersi di molti degli errori commessi nei giorni scorsi;
  • Lavorare sul brand, ideando e attivando più campagne capaci di “spostare l’attenzione” dei media, sia nazionali che internazionali;
  • Intervenire direttamente sulla reputazione del brand: come è noto non è possibile eliminare i contenuti indesiderati dai motori di ricerca, sarà quindi necessario fare un lavoro enorme per pubblicare altri contenuti capaci di farli finire nelle retrovie del ranking dei motori di ricerca.

Insomma, è fondamentale che i partiti di maggioranza e opposizione decidano in fretta, perché ogni giorno che passa senza agire è un giorno in cui il contagio della paura aumenta in modo direttamente proporzionale al crollo verticale della nostra immagine.

Non permettiamolo, ricordiamo a noi stessi e al mondo intero che.. #WeAreItaly!

Written By

Consulente di marketing digitale, docente alla IATH Academy e allo IED, è autore di 7 libri. È stato inviato di Vanity Fair alle elezioni USA dopo aver fatto il giro del mondo come Alex Anderson, il candidato fake alle presidenziali americane del 2016.

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