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Politicamente corretto

In tempi di Coronavirus tocca difenderci anche dal politicamente corretto

Il vero virus nato in laboratorio è quello che vede intrecciarsi – ahinoi irrimediabilmente – i genomi di politicamente corretto e fake news, che si trasmette su larghissima scala e alla velocità della luce non soltanto sui social, ma anche e soprattutto grazie al mainstream, che con una mano denuncia la diffusione di notizie false mentre con l’altra contribuisce alla distorsione della realtà spacciando opinioni per verità assolute. Proviamo, punto per punto, a mettere un po’ d’ordine.

«Troppo allarmismo, l’influenza “normale” ha fatto più morti del Coronavirus»

Falso. Lo ha spiegato benissimo il Prof. Burioni: i 217 decessi erroneamente citati dalla Dott.ssa Maria Rita Gismondo (che ha poi rimosso il post) «sono i morti medi giornalieri in 19 città campione per tutti i motivi che vengono paragonati con i morti medi giornalieri dell’anno prima per vedere se l’influenza ha causato un eccesso di mortalità (quest’anno i morti sono stati meno dell’anno prima)», ergo si tratta del computo totale dei morti, per tutte le cause, non soltanto l’influenza.

«Questa è una malattia che nel 10% dei casi almeno provochi un ricovero, il 4/5% dei casi manda in terapia intensiva, mentre nell’1% dei casi il paziente non ce la fa», spiega Burioni, aggiungendo poi che se il Coronavirus si propagasse come l’influenza tra milioni di persone, i numeri sarebbero devastanti, sia per i decessi che riguardo ai ricoveri in terapia intensiva, che ovviamente in quelle proporzioni non sarebbero possibili per tutti.

«In Italia abbiamo più casi che in Francia e Germania perché facciamo più controlli»

Falso. È come dire che gli studenti ottengono voti bassi perché i professori fanno troppe interrogazioni e non a causa del poco studio. Il vero problema è che il governo guidato da Giuseppe Conte è stato tra le cause principali di questa situazione poiché ha consapevolmente deciso di non prendere tutte le misure necessarie, soprattutto per motivi ideologici. A inizio febbraio i presidenti di Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige chiesero la quarantena per gli studenti di qualsiasi nazionalità provenienti dalla Cina. Qui potrete ascoltare voi stessi la risposta di Conte.

«Prendersela col governo ora è da sciacalli»

Falso. Il vero sciacallaggio è sfruttare una crisi che si è contribuito a causare per tentare di guadagnare consensi predicando unità. Domenica, mentre si bloccavano le attività di intere regioni, la nave Ong Ocean Viking ha portato 274 immigrati a Pozzallo, è un fatto. Così come sono ormai diverse le forze politiche di paesi stranieri che cominciano a chiedere l’intensificazione dei controlli quando non addirittura il blocco delle persone provenienti dall’Italia, e anche questo è un fatto.

È quindi sciacallaggio chiedere misure più stringenti e, al contempo, reclamare interventi immediati per chi sta già pagando a carissimo prezzo il costo di questa crisi? Non è che forse, dico forse, in termini di comunicazione l’argomento dello sciacallaggio viene utilizzato dai partiti di governo per manifesta assenza di argomenti seri e concreti con cui controbattere?

Ecco, criticare questo governo e le sue oggettive incapacità significa essere immediatamente apostrofati come sciacalli, aggettivo che va così ad arricchire il già fornitissimo armamentario lessicale del politicamente corretto.

La compagnia peraltro è ottima: lo troviamo di fianco ai «fascista», «razzista» o «xenofobo» utilizzati per aggettivare chiunque osi parlare del fenomeno dell’immigrazione incontrollata; e poi i vari «omofobo» se difendi la famiglia tradizionale, «islamofobo» se parli di terrorismo islamico per poi arrivare, dulcis in fundo, a quelli che se votano Salvini o Trump sono o «poco scolarizzati» o comunque «manipolati» dagli hacker russi o, chissà, magari anche da una qualche forza aliena o dai fantasmi di qualche dittatore fascio-nazista proveniente dall’aldilà.

Insomma, tutto è possibile, fuorché essere in disaccordo con loro.

Written By

Consulente di marketing digitale, docente alla IATH Academy e allo IED, è autore di 7 libri. È stato inviato di Vanity Fair alle elezioni USA dopo aver fatto il giro del mondo come Alex Anderson, il candidato fake alle presidenziali americane del 2016.

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