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Cultura

L’omeopatia? Come il bacon a colazione

Diciamolo, un italiano non avrebbe mai inventato la colazione col bacon. In effetti, al netto dell’usanza ormai stereotipata e sedimentata nelle abitudini di intere generazioni, scoprire le origini della “colazione all’americana” ci aiuterà a comprendere le tecniche che sono state utilizzate per convincere milioni di persone che i prodotti omeopatici funzionino.

Tutto cominciò negli anni ’30, quando uno dei più grandi comunicatori di tutti i tempi, Edward Bernays, ricevette un incarico apparentemente  impossibile dai produttori di pancetta: trovare il modo per farlo diventare un prodotto di massa. Utilizzando lo stesso metodo che gli consentì di trasformare la sigaretta in un simbolo di emancipazione femminile, Bernays coinvolse nell’azione alcuni medici compiacenti, ai quali commissionò uno studio nel quale la pancetta veniva descritta come un elemento perfetto per una colazione nutriente e salutare.

Dopodiché, fece pervenire a migliaia di medici un comunicato che sintetizzava i risultati di tale ricerca, enunciando i vantaggi di una colazione a base di uova e pancetta. Ovviamente, avendo ricevuto l’informazione da colleghi stimati, i medici che la ricevettero la presero immediatamente per buona, e cominciarono così a consigliare ai propri pazienti di cominciare la giornata con quella che, poi, diventò la colazione simbolo degli Stati Uniti.

Come spiega bene Marcello Foa nel suo “Gli stregoni della notizia”, il presupposto del coinvolgimento di testimonial come medici o centri sudi creati ad hoc, è estremamente semplice: «Se io, noto fabbricante di automobili, pubblicassi uno studio in cui dimostro che l’inquinamento provocato dai gas di scarico delle auto non è nocivo per i polmoni, la gente dubiterebbe dell’attendibilità della ricerca. Ma se queste conclusioni venissero diffuse da un insospettabile “Centro studi per il benessere pubblico”, l’opinione pubblica le valuterebbe con maggiore benevolenza e perlomeno comincerebbe a dubitare».

Ecco, in quel «cominciare a dubitare» c’è il 90% della narrazione adottata dai fabbricanti di prodotti omeopatici che, evidentemente non a caso, si sono affidati all’endorsement di alcuni medici per convincere milioni di persone a credere che un prodotto la cui realizzazione si basa su un rito magico dell’800 che prevedeva – pensate un po’ – per ogni diluizione «di battere il flacone su una Bibbia per 100 volte» perché questo avrebbe «attivato le energie magiche consentendo all’acqua di ricordare per sempre i poteri delle sostanze».

Pura follia, insomma. Ebbene, sapete come hanno ribattezzato questo complessissimo “procedimento”? “Dinamizzazione”. Meraviglioso. Del resto, anche chiamarli “farmaci” è un’azione di marketing che ha il preciso scopo di mettere, nell’immaginario collettivo, quei prodotti sullo stesso piano dei medicinali veri. Per guardare con i vostri occhi il procedimento che porta alla realizzazione di questi prodotti, vi consiglio di guardare questo video:

 

Inutile dire che la nostra inchiesta realizzata da Carlo Cattaneo, cominciata con l’intervista al presidente di Omeoimprese e conclusasi con quella a Silvio Garattini, avesse esattamente lo scopo di informare nel modo quanto più obiettivo possibile i nostri lettori su un argomento che riteniamo di grande importanza, per il semplice fatto che riguarda la salute di tante persone che, come spiega lo stesso Garattini, vengono fuorviate e convinte che esista un’alternativa alle cure che la scienza mette a nostra disposizione.

L’illustre teologo Reinhold Niebuhr, esperto di politica estera nonché vero e proprio guru degli intellettuali kennedyani, osservò che la razionalità è una qualità posseduta da pochi; partendo da questo presupposto dedusse che gran parte delle persone sia guidata soltanto dall’emozione e dall’impulso.

Ovvero i fattori sui quali la propaganda lavora con grande facilità, proprio come mangiarsi uova e bacon a colazione.

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Consulente di marketing digitale, docente alla IATH Academy e allo IED, è autore di 7 libri. È stato inviato di Vanity Fair alle elezioni USA dopo aver fatto il giro del mondo come Alex Anderson, il candidato fake alle presidenziali americane del 2016.

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