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POLITICA USA

La trappola di Trump per fregare i democratici

In molti, a sinistra, hanno un brutto vizio: sono saccenti, e in quanto tali vivono un complesso di superiorità che li induce a pensare che governare spetti di diritto a loro. Gli avversari? Bestie ignoranti, e quindi populisti. Frase che potremmo ripetere anche al contrario senza che il risultato cambi. Visto che con il popolo hanno “qualche” problema, si sono convinti che ogni mezzo sia lecito per tornare al potere. In Italia, ad esempio, l’ultimo politico diventato premier dopo aver vinto le elezioni è stato Berlusconi nel 2008: da allora la sinistra è tornata al governo per ben cinque volte grazie a giochi di palazzo senza, cioè, aver prima ottenuto il consenso degli elettori.

Medesimo percorso che sono intenzionati a seguire i democratici statunitensi che, incapaci di esprimere una leadership che vada oltre due personaggi piuttosto scarichi e attempati come Biden (76) e Sanders (78), e consapevoli che tra un anno saranno probabilmente destinati a perdere, ritentano la carta dell’impeachment per disfarsi dell’attuale inquilino della Casa Bianca.

Errore. Anzitutto per una considerazione di merito: è demenziale pensare che possano riuscire a incriminare Trump per una telefonata al presidente ucraino dopo che non ci è riuscito nemmeno Robert Mueller con due anni di indagini sul Russiagate, tanto più che dalla trascrizione non emerge alcuna proposta di “scambio”, ergo niente pistola fumante, che in gergo significa la prova chiave, l’evidenza dei fatti, le mani nella marmellata.

Seconda considerazione: se un politico “normale” faticherebbe a sopportare una simile pressione e, magari, di fronte a un fatto del genere prenderebbe in considerazione le dimissioni, dobbiamo constatare che Trump ha costruito il suo brand personale puntando tutto sul dare in pasto all’opinione pubblica buona parte della sua vita privata. Quindi casi come questo non solo non lo mettono in difficoltà, ma rappresentano il “suo mondo”, l’habitat perfetto nel quale incubare una campagna elettorale vincente.

Devo ammettere che leggendo le reazioni alla pubblicazione delle trascrizioni della ormai famosa telefonata con Zelensky, mi è tornata alla mente la miriade di teorie festanti dei tromboni che alle nostre latitudini ad ogni nuovo processo davano Berlusconi per finito, e che a distanza di anni non hanno ancora compreso che questo genere di attacchi sono la benzina migliore per il motore della narrazione di leader come lui e Trump, che danno il meglio nel ruolo di soli contro tutti.

Terza considerazione: e se fosse una trappola per Biden? Sostanzialmente ieri, pubblicando sul suo profilo Twitter la trascrizione della telefonata, Trump ha messo in atto una sorta di auto-impeachment. Ora, se come dicevamo all’inizio in quelle pagine non c’è traccia della prova che potrebbe farlo capitolare, allora potrebbe darsi che la decisione di uscire allo scoperto non fosse nient’altro che un’astuta mossa per costringere il suo possibile avversario a doversi giustificare dei soldi presi dal figlio Hunter in Ucraina.

Come dicevamo prima, se Trump non sa nemmeno dove stia di casa la parola vergogna e i suoi elettori sono parimenti insensibili a questi attacchi, Biden potrebbe essere fortemente imbarazzato nell’affrontare pubblicamente le questioni di suo figlio, e come lui gli elettori democratici che – come nel 2016 con la Clinton – potrebbero perdere motivazione e rassegnarsi alla rielezione di Trump.

Insomma, la procedura d’impeachment potrebbe rivelarsi un boomerang per Biden e una manna per Trump, che si trova perfettamente a suo agio nei panni dell’uomo del popolo perseguitato dall’élite dei potenti e che, in diverse circostanze, ci ha dimostrato un altro aspetto fondamentale: ciò che non lo uccide lo rafforza.

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è consulente di marketing strategico, keynote speaker e docente di branding e marketing digitale all’International Academy of Tourism and Hospitality. È stato inviato di «Vanity Fair» negli Stati Uniti per seguire Donald Trump, a Kiev per la campagna elettorale di Zelensky, collabora con diversi media ed è autore di 10 libri. Nel 2016, per promuovere la versione inglese de Il Predestinato ha inventato la sua finta candidatura alle primarie repubblicane sotto le mentite spoglie del protagonista del romanzo, il giovane Congressman Alex Anderson. Una case history di cui si sono occupati i principali network di tutto il mondo.

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