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Cultura

Internet, una svastica e un po’ di culo: così ho cambiato la mia vita

Chi l’ha detto che le grandi imprese sono state tutte programmate nei minimi particolari? Vivaddio, esiste anche un coefficiente di casualità, o quantomeno d’imprevedibilità. Se così non fosse, se mente e anima talvolta non fossero in grado di regalarci intuizioni irrazionali e inaspettate, allora sì che dovremmo temere i robot; certo, poi è anche vero che la fortuna aiuta gli audaci, cioè che le congetture favorevoli vanno cercate e stimolate. Come fece nel 2008 Max Papeschi, a quel tempo regista televisivo e teatrale che aveva appena girato il suo primo film…

Caro Max, nel tuo libro Vendere svastiche e vivere felici racconti che quello che potremmo definire il “lato b” della tua vita professionale cominciò inaspettatamente e proprio nel bel mezzo di uno dei momenti peggiori della tua vita personale. Come andarono le cose?

Il mio primo film non era piaciuto al produttore ed era stato accantonato senza essere distribuito, come puoi immaginare per la carriera di un regista è in assoluto la cosa peggiore che possa capitare, quindi mi sono trovato a dover inventare una ripartenza nel mondo dello spettacolo. La mia idea iniziale era di ricominciare con il teatro scrivendo uno spettacolo nuovo e sfruttando il potenziale pomozionale dei neonati social media. Ho creato una pagina Myspace, che allora era il social più importante e non avendo ancora foto dello spettacolo ho creato con Photoshop delle immagini suggestive che potessero riassumerne il senso. Una gallerista di Milano ha visto le immagini e scambiando la pagina di promozione teatrale per la pagina di un artista visivo, mi ha chiesto di esporre da lei.  Non avendo al momento cose più interessanti da fare ho accettato, la mostra ha avuto grande successo e da quel momento non mi sono più fermato. Insomma quella che si dice una botta di culo.

Una rinascita in cui anche Internet  giocò un ruolo fondamentale, nella fattispecie un “dinosauro” come MySpace che, prima dell’esplosione di Facebook, per tanta gente rappresentò “la prima volta” con i social network: come lo utilizzasti?

Internet e sopratutto i social media sono stati fondamentali sia all’inizio con Myspace, anche se in un modo piuttosto inconsapevole e sperimantale, sia successivamente con Facebook quando avendone capito l’importanza ho cominciato a usare il mezzo in modo molto più consapevole e sfruttarne le potenzialità sia promozionali che di networking.

Poi, un bel giorno, mentre andavi a una tua mostra in Sicilia, ricevesti una telefonata…

Quella è stata la mia seconda botta di culo: avevo iniziato da poco più di un anno a fare mostre e uno dei primi galleristi con cui ho lavorato, Roman Novak, mi ha chiesto di usare una delle mie opere per la locandina di una collettiva alla quale avrei partecipato, a Poznan in Polonia. Ovviamente ho accettato, ma quello che non sapevo è che la locandina sarebbe stata stampata in formato gigante sulla facciata di un palazzo nel centro della città. L’immagine era quella di uno dei miei lavori che ora sono più noti, NaziSexyMouse, un corpo di donna nudo con la maschera di Topolino e sullo sfondo un’enorme bandiera con la croce uncinata. Ovviamente è scoppiato uno scandalo internazionale e da un giorno all’altro mi sono ritrovato sui giornali di tutto il mondo. Notizia che appunto ho appreso per telefono mentre mi trovavo in Sicilia senza connessione internet, allora gli smartphone non erano ancora entrati in modo prepotente nelle nostre vite.

Come vivesti quelle prime ore mentre tutto il mondo parlava di te? Sono curioso di sapere come reagisti, perché anche a me capitò una cosa simile per il mio Alex Anderson.

Per quante notti non hai dormito? E’ stato tutto talmente veloce e improvviso da non darmi tempo per eleborare la cosa, tentomeno per festeggiare, ho dovuto cavalcare l’onda senza stare a pensarci troppo.

Devi aver ricevuto migliaia di messaggi, sia belli che brutti, tra questi ce n’è qualcuno che ha veramente lasciato il segno?

Sì, i messaggi sono arrivati da tutto il mondo e si possono classificare in tre gruppi ben distinti:  i complimenti generici, le richieste di interviste e gli insulti. L’ultima categoria, la più nutrita e originale, si può a sua volta suddividere in quattro sottocategorie: attivisti di sinistra che mi danno del neonazista, neonazisti che mi danno del comunista, patrioti americani che mi danno dell’anarchico, un pubblico eterogeneo che mi dà dello stronzo. Tra i messaggi più interessanti mi piace ricordare le minacce di morte da parte di un ex marine americano, tale Sanchez, furente per la profanazione di un simbolo patriottico come Topolino.

Dopo le svastiche, ecco il turno di Kim Jong-un: hai mai avuto sue notizie?

Temo non sia nelle sue corde mandare mail o messaggi social, in compenso mi ha contattato il consolato della Corea del Sud per invitarmi a incontrarli e farmi qualche domanda: avevano un fascicolo enorme su di me.

Dì la verità, ti piacerebbe un mondo passarci una serata insieme come lo Skylark di The Interview…

Più che altro non sono troppo sicuro che a lui andrebbe di passare una serata con me senza farmi torturare e/o fucilare prima di andare a dormire.

Domanda obbligata: come rappresenteresti George Orwell?

Sto lavorando proprio in questo periodo a una serie ispirata ad Animal Farm, ma per vederla devi aspettare il 2020.

Benissimo, la seguiremo. Cosa pensi del politicamente corretto e del pensiero unico a cui tentano di omologarci?

Che sia una grande rottura di palle per chi come me si occupa di arte politico/satirica e che la libertà di espressione sia quasi sempre da preferirsi. Detto questo, penso anche che talvolta l’uso del politicamente corretto possa essere un male necessario per accelerare alcuni processi cognitivi come l’inclusione, la tolleranza e il rispetto per le minoranze.

Il 25 ottobre scorso il quadro intitolato “Ritratto di Edmond De Belamy” fu battuto all’asta per 432mila dollari, notizia che fece scalpore perché si tratta di un’opera realizzata da un algoritmo: che opinione ti sei fatto in merito all’utilizzo dell’intelligenza artificiale in campi come l’arte e il giornalismo?

L’utilizzo e lo sviluppo dell’AI sarà inevitabilmente la vera rivoluzione dei prossimi anni e determinerà la fine di tantissimi lavori, tuttavia credo che per realizzare “arte” e non “decorazioni” sia necessario essere consapevoli della propria mortalità e farsi le conseguenti domande sul significato della vita. Se tra qualche decina d’anni si arriverà ad avere intelligenze artificiali così consapevoli e al tempo stesso mortali, allora sicuramente saranno in grado di creare arte.

Qualche domanda flash. Mi indichi il simbolo o il marchio che ritieni oggi il più “potente” ed evocativo di tutti?

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La rivoluzione digitale ci ha migliorati o peggiorati?

 Su questo concordo con Umberto Eco: ha migliorato le persone già istruite e ha peggiorato le altre.

Soldi a parte, vorrei soffermarmi su un aspetto che ritengo di gran lunga più importante: da quando sei diventato un artista famoso in tutto il mondo, come va con le donne?

Senza entrare nei dettagli di cui parlo abbondantemente nel mio libro ti posso dire che la mia attuale fidanzata l’ho conosciuta perchè è venuta in studio a farmi un’intervista.

Written By

Consulente di marketing digitale, docente alla IATH Academy e allo IED, è autore di 7 libri. È stato inviato di Vanity Fair alle elezioni USA dopo aver fatto il giro del mondo come Alex Anderson, il candidato fake alle presidenziali americane del 2016.

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