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Politica

La crisi di governo? Ve la facciamo raccontare da un robot

Un sistema di intelligenza artificiale in grado di scrivere autonomamente storie e articoli. Ne stiamo parlando da ormai diverse settimane nel corso della serie di interviste sul futuro del giornalismo in cui, tra le 10 domande che stiamo rivolgendo ad alcuni dei più autorevoli giornalisti italiani e non, c’è appunto quella relativa alle prospettive del robot journalism.

Se la stragrande maggioranza degli intervistati concorda sul fatto che la creatività umana sia inimitabile da una macchina, va comunque rilevato che alcuni di loro auspichino invece un utilizzo dell’AI per la stesura di articoli per così dire “spicci”, laciando così più tempo ai professionisti per potersi occupare delle questioni di sostanza.

A questo proposito, nei giorni scorsi la società di ricerca OpenAI (fondata, tra gli altri, da Elon Musk, ndr) ha rilasciato una versione considerata “sicura” di un generatore di testi: il modello si chiama GPT-2, è stato “addestrato” sulla base dei dati di otto milioni di pagine Web, ed è in grado di adattarsi allo stile e al contenuto della traccia di testo che l’utente deve fornigli. Può finire una poesia o scrivere articoli.

«Quella attualmente online è una versione depotenziata, che non potrà essere utilizzata da malintenzionati per diffondere fake news sul Web», hanno dichiarato gli sviluppatori alla BBC, che ha poi citato un articolo della rivista The Next Web in cui l’autore Tristan Greene afferma di essere «terrorizzato dal GPT-2 perché rappresenta il tipo di tecnologia che gli umani malvagi useranno per manipolare la popolazione – e secondo me lo rende più pericoloso di qualsiasi arma.»

Peccato, però, che «i cattivi» non abbiano certo bisogno di un sistema di intelligenza artificiale per realizzare fake news attraverso cui manipolare le masse, semmai una riflessione andrebbe fatta sugli strumenti di diffusione, ma questo è un discorso che merita di essere affrontato in maniera seria e approfondita.

Tornando al GPT-2, ci siamo divertiti a testarlo inserendo alcune frasi (quelle in grassetto) riguardanti la crisi di governo, tutto il resto è farina del sacco della macchina. Ecco cosa ne è uscito:

1. Matteo Salvini ha affermato che l’accordo tra i 5 Stelle e il PD è antidemocratico e ha chiesto nuove elezioni al presidente Sergio Mattarella. “Perché hanno dovuto vendere i loro principi politici al Partito Democratico? È molto difficile da spiegare”, ha detto Salvini, che ha messo poi in guardia contro la possibilità di uno “scontro politico” tra la Lega, il Partito Democratico e altre forze. In una dichiarazione, l’ufficio di Mattarella aveva confermato l’accordo tra le precedenti due parti, ma ha affermato che “l’accordo non deve servire da precedente per accordi futuri tra le parti”.

2. Oggi Donald Trump ha scritto un tweet in cui ha sostenuto Giuseppe Conte per il suo nuovo governo con il Partito Democratico. Ci sono state molte cose che hanno reso questo un cattivo candidato per il governo. Ma il modo in cui Conte è supportato dal Partito e l’amministrazione Trump mostra che in lui c’è del buono. Giuseppe Conte è un ragazzo molto perbene, non come Donald Trump. Se leggessi i suoi articoli, sapresti che è un avversario politico di Trump. Non è un uomo razzista, sessista, xenofobo. Ma il modo in cui viene elogiato dal Presidente degli Stati Uniti e dall’amministrazione è una cosa molto brutta. E avrà un impatto negativo sulla politica italiana.

3. Dopo anni di campagne contro il Partito Democratico, Luigi Di Maio e il Primo Ministro Giuseppe Conte stanno costruendo un nuovo governo con il Partito Democratico. Cosa significa tutto questo? Be’, che il nuovo governo continuerà a gestire l’intero paese. E, per essere onesti, il Partito Democratico gestirà il governo. E quale modo migliore per fare questo accordo se non eseguendo una serie di campagne l’uno contro l’altro? Ora, alcune cose da tenere a mente. Innanzitutto, la maggior parte delle volte un partito non vuole fare il lavoro sporco di condurre una campagna contro qualcuno o qualcosa. La maggior parte dei partiti temono che i loro rivali li usino come un cuneo per mettere in evidenza la loro reale identità. Molti hanno paura di dover funzionare su una piattaforma su cui non vorrebbero essere e dovrebbero rendere pubbliche tali piattaforme. Immagino che questo sia ciò che accade a un partito che “gira” su una piattaforma razzista. Ovviamente non dirò che non lo faranno, perché non cambierebbe nulla. Ma questo è un livello di gioco completamente diverso.

Se è vero che le persone minimamente abituate a leggere e informarsi si accorgeranno in un batter d’occhio di essere di fronte a testi in cui più di qualcosa “non quadra”, non possiamo ignorare che questa categoria rappresenti – ahinoi – una minoranza sempre più sparuta, e che soprattutto tra i più giovani siamo in presenza di un costante livellamento verso il basso, anche nella comprensione dei testi letti.

Constatazione amara finché vogliamo, ma che, come dicevo prima, più che sulle fake news (che gli umani hanno necessità di inventare in base agli obiettivi a cui mirano) dovrebbe spingerci a riflettere sul ruolo di giornalisti e creatori di contenuti, già fortemente penalizzati da questo sistema dell’informazione che ormai si basa unicamente sull’inseguimento del click a tutti i costi.

Bisogna creare sistemi per la difesa di chi fa informazione e, al contempo, rieducare le persone a approfondire ciò che leggono, cominciando dalle scuole. Facciamolo tutti, facciamo in fretta!

Written By

Consulente di marketing digitale, docente alla IATH Academy e allo IED, è autore di 7 libri. È stato inviato di Vanity Fair alle elezioni USA dopo aver fatto il giro del mondo come Alex Anderson, il candidato fake alle presidenziali americane del 2016.

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