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Politicamente corretto

Politicamente sorretto

No, non si tratta di un refuso, ma di un gioco di parole che rappresenta, a mio modesto avviso, uno spin-off del politicamente scorretto. Mi spiego. Dalla Brexit in poi abbiamo assistito a una sequenza di fenomeni politici e sociali, veri e propri terremoti seguiti allo “tsunami Trump” che hanno letteralmente cambiato i connotati a gran parte dello scenario politico occidentale, lasciando emergere quello che con ogni probabilità rimarrà l’assetto dicotomico per almeno un decennio: lo scontro tra élite e popolo. Bello o brutto, giusto o sbagliato che sia poco importa, ciò che conta è che questo nuovo bipolarismo si sia propagato praticamente in tutto l’Occidente. Attenzione, questo non significa che le forze cosiddette populiste abbiano vinto d’appertutto ma che, però, anche laddove non abbiano ottenuto la maggioranza siano comunque riuscite a incrementare i propri consensi.

Ovvio che il politicamente scorretto, per come lo intendono i depositari del pensiero unico, significhi sostanzialmente mancanza di rispetto per il prossimo e prevaricazione del diverso; convinzione, questa, che deriva dall’ottusità di chi non ammette discussione illudendosi di poter imporre agli altri le proprie idee, ritenendole migliori “a prescindere” e sfoggiando, loro sì, dosi massicce di classismo e sprezzo nei confronti di coloro che osino differire dal loro pensiero.

Paradosso nel paradosso, è che molto spesso (per non dire sempre) quelle opinioni non sono che farina del sacco dei loro chicchissimi maître à penser.

Qui arriviamo al politicamente sorretto che, molto semplicemente, significa che l’area alternativa all’establishment – e quindi antitetica all’omologazione – non sia scorretta ma bensì corretta in quanto sorretta dal consenso popolare.

Il politicamente sorretto rappresenta quindi una sostanziale riconnessione tra popolo e classi dirigenti, elettori ed eletti nel segno della (forte) discontinuità rispetto a chi ha malgovernato con l’aggravante di ritenere che comunque andassero le cose, alla fine, la volontà di pochi valesse ben più di quella del popolo finendo, così, per perderne il sostegno.

 

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Consulente di marketing digitale, docente alla IATH Academy e allo IED, è autore di 7 libri. È stato inviato di Vanity Fair alle elezioni USA dopo aver fatto il giro del mondo come Alex Anderson, il candidato fake alle presidenziali americane del 2016.

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