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Tranquilli, ancora qualche anno e FaceApp non servirà più

Quella sviluppata nel 2017 da Wireless Lab (una società russa fondata da Yaroslav Goncharov) è un’app più che perfetta per il nostro Paese, direi definitiva.  D’altronde, in tempi di vacche magre sotto molti (certamente troppi) punti di vista, tocca tenerci stretti i pochi primati che ancora abbiamo, tra i quali spicca il tasso di natalità più basso d’Europa.

Secondo le ultime rilevazioni dell’Istat, al 31 dicembre 2018 la nostra popolazione è scesa di 235 mila unità: per capirci, è come se l’intera città di Venezia fosse stata cancellata, per non parlare delle nascite, che sono calate di 4 punti percentuali rispetto ai dati – peraltro già disastrosi – dell’anno precedente.

Volendo infierire con un po’ di sense of humor in perfetto stile british, potremmo dire che un’applicazione come FaceApp è, per l’Italia, “la morte sua”. Tanto vale, quindi, crogiolarci serenamente, pacatamente e allegramente nel brodo della nostra consapevolissima autodistruzione simulando l’invecchiamento cui la natura – vivaddio – ci condanna di default e al quale, per l’inedia di popolo e classi dirigenti tutte, abbiamo a nostra volta condannato l’Italia.

Hai visto mai che ci scappa anche un bel post su Facebook o Twitter che, detto tra noi, è sempre meglio che lavorare (o governare). A proposito, non dimenticate l’hashtag, mi raccomando.

Written By

Consulente di marketing digitale, docente alla IATH Academy e allo IED, è autore di 7 libri. È stato inviato di Vanity Fair alle elezioni USA dopo aver fatto il giro del mondo come Alex Anderson, il candidato fake alle presidenziali americane del 2016.

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