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Cultura

Gli studenti non capiscono, i genitori ancora meno

I risultati dei test Invalsi sono assai peggio di un clamoroso tonfo in borsa o di un’impennata dello spread perché, tra le righe, ci svelano alcune verità assai inquietanti. La prima è che il nostro sistema scolastico sta producendo un autentico esercito composto da persone che non comprendono ciò che leggono, ovvero il target perfetto da assoggettare e plasmare a immagine e somiglianza degli individui descritti in Idocracy, film comico del 2006 che racconta di un’umanità letteralmente distrutta dall’ignoranza e, quindi, un mondo popolato unicamente da autentici idioti. Uno scenario inquietante perché – ahìnoi – tristemente plausibile.

La seconda è che in troppe famiglie non si legge, non dico libri, ma nemmeno un quotidiano. Ovvio che così facendo la lettura diventi “uno sforzo” da compiere unicamente se obbligati da un professore, perciò controvoglia. Una delle conseguenze più  devastanti è che aver perso l’abitudine di leggere i quotidiani in casa equivalga anzitutto a ignorare ciò che avviene nel contesto in cui viviamo e, conseguentemente, non confrontarsi su nulla al di fuori di “argomenti” come sport, gossip e vacuità annesse e connesse.

Disinteresse che a sua volta produce uno stato di apatia cronica, un anestetico che elimina alla radice qualsiasi emozione praticamente per tutti i grandi avvenimenti, anche quelli più drammatici. Fateci caso: oggi anche gli attentati più cruenti faticano a fare notizia.

Basta trovare un video sui social, guardarlo svogliatamente, o comunque con meno trasporto rispetto a quello con cui si guarda un video di Benji&Fede, e il proprio “impegno” su quel determinato argomento può considerarsi assolto. Per intenderci, se l’11 settembre fosse accaduto ai giorni nostri, a distanza di pochi mesi lo avremmo già rimosso, altro che ricordarlo a 18 anni di distanza.

Troppo comodo dare la colpa alla rivoluzione digitale, al Web e agli smartphone che, per quanto potentissimi, non sono che strumenti. Sta al singolo individuo decidere quale utilizzo farne. Per intenderci, utilizzare il telefono per leggere ebook e siti d’informazione o approfondimento non è come starci attaccati per giocare a CandyCrush o guardare video-spazzatura; farlo utilizzare ai nostri figli selezionando app studiate per favorire il loro apprendimento non è come “parcheggiarli” per ore davanti a YouTube senza curarsi minimamente di cosa stiano guardando.

Il fatto è che per non farsi ingoiare dalle sabbie mobili dell’ignoranza ci vuole impegno, da parte degli adulti prima ancora che dei ragazzi. Partendo da chi si assume l’onore e l’onere di rappresentare le Istituzioni: sforzarsi – tutti, da destra a sinistra – di non agire unicamente in funzione del consenso (anche dal punto di vista comunicativo) e pensare ad una legge che introduca l’obbligo, a partire dalle elementari, di dedicare la prima ora in classe alla lettura dei giornali, sarebbe un gran bell’inizio.

Per l’educazione e per l’informazione. Il nostro futuro, insomma.

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Consulente di marketing digitale, docente alla IATH Academy e allo IED, è autore di 7 libri. È stato inviato di Vanity Fair alle elezioni USA dopo aver fatto il giro del mondo come Alex Anderson, il candidato fake alle presidenziali americane del 2016.

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