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Comunicazione

Comunicare con i contenuti: ecco perché sono andato da Zelensky

Parliamoci chiaro, uno dei motivi del successo ottenuto da Trump negli Stati Uniti è che fa ciò che ha promesso in campagna elettorale. Cosa alla quale l’elettore medio, da una parte all’altra del globo, è tutt’altro che abituato. Anzi, potremmo dire che in politica mantenere le promesse sia un vero e proprio disvalore, se non addirittura un’onta incancellabile di cui vergognarsi vita natural durante.

Ora, io non faccio politica – è vero – ma la mia politica è quella della coerenza nei confronti della mia identità, che ho incardinato sul principio della comunicazione attraverso contenuti di qualità. Ebbene, che credibilità avrei se non fossi il primo a mettere in atto (con successo) la strategia che propongo alla platea dei potenziali clienti?

Ovvio, nessuna. Questo spiega il perché, ad esempio, nel 2019 sono andato a Kiev per realizzare un reportage sulla campagna elettorale di Volodymyr Zelensky, la cui storia nel nostro Paese era pressoché sconosciuta ai più, tant’è che fummo gli unici italiani a documentare una vittoria straordinaria, perché conseguita – la prima a questi livelli – con una comunicazione fatta esclusivamente online.

Le interviste e il materiale che abbiamo raccolto ci hanno consentito di realizzare diversi articoli esclusivi e un video reportage contenente veri e propri scoop, che abbiamo proiettato in anteprima a tre giorni dal ballottaggio, nel corso di un evento ad hoc al multisala Cinelandia di Como.

Risultato: due presenze in diretta al TGCom24, la prima in collegamento con Luca Rigoni e la seconda in studio per tutto lo speciale sulle elezioni ucraine, interviste rilasciate a televisioni internazionali e centinaia di condivisioni sui social.

Non ci vuole un genio per fare due conti e capire che una visibilità così “autorevole” e targettizzata a pagamento non sarebbe possibile o, comunque, anche se lo fosse costerebbe almeno dieci o venti volte tanto.

Written By

Consulente di marketing digitale, docente alla IATH Academy e allo IED, è autore di 7 libri. È stato inviato di Vanity Fair alle elezioni USA dopo aver fatto il giro del mondo come Alex Anderson, il candidato fake alle presidenziali americane del 2016.

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