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Montagna elettorale

Una montagna di cazzate. Francamente non saprei come altro definire la campagna elettorale in corso, sia politicamente che dal punto di vista della comunicazione, mai così dilettantesca quanto a strategia e qualità dei contenuti, al punto che ogni volta pensi di trovarti di fronte alla cazzata definitiva e invece no, subito dopo eccone apparire un’altra incredibilmente più grossa e stucchevole. Se fosse un videogame potremmo intitolarlo Mortal Kombat, nel senso che per arrivare mentalmente integri al 4 marzo dovremo dare sfoggio di tutta la nostra abilità nello schivare le panzane con cui i politici ci bombardano da mane a sera. Dico sul serio, il mio non è sarcasmo, ma una constatazione oggettiva.

Non ci credete? Ve lo dimostro. Poniamo che decidiate di prendere per buono tutto quello che ci stanno raccontando in questi giorni: dopo aver guardato l’ennesimo talk show politico e dato un’occhiata ai social andrai a letto per goderti il quanto mai meritato riposo.

All’indomani ti sveglierai e, nonostante l’effetto rigenerante della doccia, una strana sensazione continuerà a darti il tormento. Non sai cos’è, ma c’è e continua a ronzarti in testa. Comunque ti prepari, esci da casa e vai in stazione a prendere il treno per andare in ufficio che, caso più unico che raro, è puntuale come un orologio svizzero. Sgomento, sali e vieni pervaso da un inconsueto profumo di pulito e, mentre prendi posto, ti guardi attorno accorgendoti che sono tutti seduti ordinatamente e non vedi nessuno sbraitare, tenere i piedi sul sedile di fronte o fuggire dal controllore. Meraviglioso! Pensi tra te e te.

Poi, estrai il tuo telefono e scopri che anziché Apple si chiama Mela, lo sblocchi e accedi a Ducebook sulla cui bacheca, rigorosamente nera, trovi i tuoi camerati che nei loro messaggi non usano le faccine, ma soltanto il faccione. Sì, proprio il Suo.

Sconvolto, appena sceso dal treno entri in un bar e ti piazzi davanti al televisore per guardare il telegiornale, dove scorrono le immagini di Silvio Berlusconi che da Bruno Vespa promette la “rivoluzione liberale” e poi sottoscrive il suo “Impegno con gli Italiani”. Proprio mentre cerchi di convincerti che si tratti di un banalissimo déjà vu, ricevi un messaggio: è Renzi che celebra, sobriamente come al suo solito, la magnificenza del PD al governo. E lo fa condividendo con noi (che dio l’abbia in gloria) questa toccante esperienza: «Se non fosse stato per le 500 euro di Renzi io non sarei riuscito a coronare uno dei miei sogni più grandi, cioè incontrare Laura Pausini ed andare a un suo concerto», firmato “ragazzo di 18 anni”.

Rinfrancato dalla testimonianza di questo ragazzo che grazie all’aiuto di Renzi “ce l’ha fatta”, torni in strada. Pochi metri e t’imbatti in un manifesto che ritrae un sorridente Matteo Salvini incorniciato in una coccarda blu sotto cui campeggia la scritta Vinci Salvini: chi mette più like ai suoi post su Facebook vince una foto col Capitano. Nemmeno il tempo di domandarti se si sia messo a fare il testimonial di un dentifricio, che ricevi un’altra notifica. Stavolta arriva da Ducebook, dove Luigi Di Maio ha appena pubblicato un post in cui dice che le liste del PD sono piene di impresentabili perché quelli del PD avevano detto che le liste del Movimento 5 Stelle sono piene di impresentabili.

Frastornato dall’impresentabilità di quella moltitudine di impresentabili ti presenti a tua volta in ufficio, dove il tuo capo ti accoglie chiedendoti di scrivere un articolo sulla fattibilità della flat tax al netto degli immigrati rimpatriati e scomputando gli 80 euro dall’abolizione di bollo auto, tasse universitarie, IRAP, IMU, Milan, Inter, Juventus e Fasci di combattimento perché «in mezzo a questo guazzabuglio la gente va aiutata, dobbiamo confondergli ancora di più le idee».

In preda al panico ti svegli di soprassalto, madido di sudore. Che sogno di merda! pensi. Guardi subito il telefono e ti senti sollevato nel constatare che si tratti di un Apple, e che il tuo social preferito si chiami Facebook e abbia la bacheca blu. Finalmente è tornato tutto come prima.

È il 15 febbraio 2018, il 4 marzo non si vota, e va tutto bene. Qui a New York.

 

Alessandro Nardone

Written By

Consulente di marketing digitale, docente alla IATH Academy e allo IED, è autore di 7 libri. È stato inviato di Vanity Fair alle elezioni USA dopo aver fatto il giro del mondo come Alex Anderson, il candidato fake alle presidenziali americane del 2016.

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