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Italian History X

Prendete le tensioni sociali che abbiamo imparato a conoscere dalle cronache provenienti dagli Stati Uniti, inseritele in un contesto disunito su qualunque cosa, mixatele con la mancanza (voluta) di un comune senso d’appartenenza e avrete l’Italia dei giorni nostri. Dinnanzi a chiunque riesca a guardare alla situazione attuale senza le lenti della partigianeria e della propaganda si staglia vividamente il tragico scenario da fine dell’Impero, nel quale ognuno continua a portare acqua al proprio mulino alimentando l’odio verso l’avversario politico mentre, tutto intorno a noi, Roma brucia.

D’altra parte non è certamente un caso se, a molti, il dibattito scaturito dai tragici fatti di Macerata risulti financo più indigesto degli stessi accadimenti che lo hanno scatenato. Il motivo è semplice, poiché se da una parte abbiamo a che fare con le barbarie di due autentici criminali, dall’altra ci sono persone che, a tutti i livelli, dovrebbero rappresentare il punto d’equilibrio per la tenuta democratica di una nazione.

Invece no, tutti pronti a sparare nel mucchio pur di portare a casa la propria fetta di consenso, senza curarsi minimamente di quanto sia pericoloso continuare ad alzare l’asticella dell’odio, da una parte e dall’altra.

A questo proposito, negli ultimi tempi si è parlato molto del ruolo attivo dei social media riguardo all’aumento delle tensioni sociali, e delle famose “bolle” create ad hoc dagli algoritmi che li controllano che, in buona sostanza, dopo aver analizzato ciò che scriviamo e condividiamo sui nostri profili ci dividono facendoci leggere ciò che viene pubblicato dagli utenti più affini con le nostre opinioni. Un processo che è che la riproposizione di uno schema che ha visto la luce ben prima della rivoluzione digitale e dell’avvento dei nuovi media, di cui troviamo i prodromi nel motto “divide et impera”, storicamente riconosciuto come elemento strategico per il mantenimento del potere da parte di chi in quel momento lo detiene. Mentre il popolo si azzuffa, chi governa puo’ continuare indisturbato a fare i propri comodi.

Se così non fosse, l’unico modo per spiegare le tonnellate di sciocchezze che si sono lette nelle ultime ore sarebbe quello di constatare che ci troviamo ad avere a che fare con un branco di minus habens. Paradosso nel paradosso è che si ideologizzano le questioni senza che esistano più le ideologie. Anche in questo caso, siamo stati bravissimi nel gettarne a mare le parti buone (valori e partecipazione) e nel conservarne i resti più nocivi per l’organismo della nostra società (derivati dell’odio).

Ahìnoi, questi sono i frutti del fare politica non in funzione di ciò che sarebbe giusto per il proprio paese, ma unicamente di ciò che è foriero di consensi per se stessi e per il proprio partito. Allora, nell’economia del gioco delle parti, diventa fondamentale l’attività di polarizzazione del proprio elettorato di riferimento, che avviene mediante la trasformazione di problemi reali in carne da macello per la propaganda di parte. Così, giusto per rimanere in tema, gli effetti collaterali della questione dell’immigrazione non sono problemi oggettivi da affrontare e risolvere, ma semplici opportunità per raccattare voti.

Insomma, cambiano i mezzi di comunicazione, ma il fine è sempre lo stesso: dividerci e imperare. Il futuro dell’Italia, nel frattempo, puo’ continuare attendere. Almeno per un’altra legislatura.

Alessandro Nardone

Written By

Consulente di marketing digitale, docente alla IATH Academy e allo IED, è autore di 7 libri. È stato inviato di Vanity Fair alle elezioni USA dopo aver fatto il giro del mondo come Alex Anderson, il candidato fake alle presidenziali americane del 2016.

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