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Politica

Dopo il sì al Mes l’unica è mandare a casa Conte: online la raccolta firme

Dopo la giravolta di ieri sera sul Mes, se stessimo in Parlamento avremmo già depositato una mozione di sfiducia, non al ministro Gualtieri, ma a tutto il governo; questo per dire che riteniamo doveroso fare qualcosa, ricorrendo alle armi di cui disponiamo: le nostre opinioni e il Web.

Così, abbiamo deciso di pubblicare una petizione online dal titolo molto eloquente: #ConteDimettiti, dopo la giravolta sul MES il governo vada a casa. La trovate cliccando qui e vi chiediamo non soltanto di firmarla, ma anche di inviare il link (www.change.org/ConteDimettiti) ai vostri contatti e di condividerlo sui vostri social.

Diciamolo, quella dell’unità in nome della lotta al coronavirus è una balla colossale, perché siamo di fronte a un esecutivo che da quando è in carica non perde occasione per dimostrare che sarebbe totalmente inadeguato ad amministrare un condominio, figuriamoci un paese come l’Italia durante crisi peggiore dal dopoguerra a oggi.

D’altra parte fummo i primi, noi di Orwell.live, a sollevare il problema, scrivendo che «il nostro vero dramma è che questo governo è più pericoloso del Coronavirus in quanto “nato per non decidere” perché tenuto insieme solo e soltanto da un vigliacco istinto di sopravvivenza. Non sceglieranno mai per l’effettivo bene comune, ma in funzione della loro salvezza. Non avranno il coraggio di prendere decisioni importanti e magari anche impopolari poiché in loro prevarrà sempre l’istinto di sopravvivenza. A mio avviso quello moralmente più basso e spregevole, per chi si è assunto l’onere di guidare una nazione, a maggior ragione in tempi drammatici come questo».

Chi ha responsabilità paghi, altro che scudo penale

Era il 22 febbraio e sembra passato un secolo, tanti sono i (tragici) fatti accaduti e vittime del maledetto COVID-19 che, forse, si sarebbero potute evitare. Aspetto, quest’ultimo, in merito al quale confidiamo nella Magistratura, affinché possa fare luce su ciò che è effettivamente accaduto, facendo sì che gli eventuali responsabili rispondano dinnanzi alla giustizia degli errori che hanno commesso. Altro che scudo penale!

Eh già, perché per chi ancora non lo sapesse, due senatori del Partito Democratico avevano provato davvero a introdurre una norma “Salva politici” con un sub-emendamento al decreto “Cura Italia”, che si sono visti costretti a ritirare grazie al tam-tam mediatico scatenato da un’inchiesta di questo piccolo giornale. Cosa di cui, ovviamente, siamo parecchio orgogliosi.

Alla fine ce l’hanno Mes

«Come può l’Europa, di fronte a una sfida epocale come quella attuale, pensare di tornare a usare strumenti concepiti in un altro tempo, in cui erano in vigore anche altre regole da tempo superate?», ecco giriamo a Conte le sue stesse parole, pari pari, e gli domandiamo come possa, un presidente del Consiglio, fare l’esatto contrario di quello che diceva fino a un minuto prima.

Onestamente la cosa non mi stupisce, d’altra parte stiamo parlando dello stesso Giuseppe Conte che ha fatto un governo con il PD dopo aver spergiurato il contrario, quello che il 4 febbraio andava dicendo che «non ci sono i presupposti per allarme o panico. Chi ha ruoli politici, ha anche il dovere, la responsabilità di dare messaggi di tranquillità e serenità. La situazione è sotto controllo», e potrei continuare per ore.

Durante la conferenza stampa del 6 aprile bollò come “provocazione” la domanda di un giornalista sul Meccanismo europeo di stabilità (di cui Mes è l’acronimo, ndr), rispondendo piccato che «il Mes è uno strumento assolutamente inadeguato, gli eurobond sono la soluzione: una risposta seria, efficace, adeguata all’emergenza che stiamo vivendo» e fino a ieri ha tuonato a destra e a manca che, in mancanza degli eurobond, l’Italia avrebbe fatto a meno dell’Europa.

Uno statista tutto d’un pezzo, di direbbe, cazzuto a tal punto da far impallidire il Craxi di Sigonella e invece… chi ieri sera si è addormentato con il Conte nella versione con le palle incluse, stamattina dovrà fare i conti con la triste realtà, ovvero quella di Giuseppi, il Ken della politica italiana che di palle ne ha tantissime, tranne le uniche due che gli (e ci) servirebbero davvero.

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è consulente di marketing strategico, keynote speaker e docente di branding e marketing digitale all’International Academy of Tourism and Hospitality. È stato inviato di «Vanity Fair» negli Stati Uniti per seguire Donald Trump, a Kiev per la campagna elettorale di Zelensky, collabora con diversi media ed è autore di 10 libri. Nel 2016, per promuovere la versione inglese de Il Predestinato ha inventato la sua finta candidatura alle primarie repubblicane sotto le mentite spoglie del protagonista del romanzo, il giovane Congressman Alex Anderson. Una case history di cui si sono occupati i principali network di tutto il mondo.

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