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Innovazione

Cosa direbbero dopo aver letto Governare gli algoritmi?

La maggior parte degli autori, quando riceve le prime copie del proprio libro, le spedisce a giornalisti, amici, colleghi o recensori. È una tradizione antica, quasi un rito. Anch’io stavo per fare lo stesso.

Poi, guardando quella pila di volumi appena arrivati dall’editore, mi sono chiesto: se potessi far leggere Governare gli algoritmi a chiunque, indipendentemente dal tempo e dallo spazio, a chi lo spedirei davvero?

Così ho preparato otto pacchi: George Orwell, Socrate, Alessandro Volta, Isaac Asimov, Steve Jobs, Benedetto XVI, Indro Montanelli e Cicerone.

Dentro ogni copia ho infilato un foglio bianco con una sola richiesta.

“Dimmi la prima cosa che ti viene in mente leggendo questo libro.”

Confesso che non mi aspettavo risposta e invece, qualche giorno dopo, sono arrivate. Leggiamole insieme.

George Orwell

Caro Alessandro, quando scrissi 1984 immaginavo un potere capace di sorvegliare ogni uomo, di riscrivere il passato e perfino il significato delle parole. Leggendo il tuo libro mi sono accorto di una cosa che, ai miei tempi, non ero riuscito a immaginare. Il controllo perfetto non consiste nell’imporre un comportamento, ma nel rendere superflua la costrizione. Oggi nessuno ha bisogno di obbligare gli uomini a raccontarsi, a mostrarsi, a consegnare i propri desideri, le proprie paure, le proprie abitudini. Lo fanno spontaneamente. Tu hai colto un punto decisivo: il problema non è l’algoritmo, ma l’assuefazione. Perché quando l’uomo smette di scegliere e si limita ad accettare il suggerimento più comodo, il Grande Fratello non serve più.

Socrate

Caro Alessandro, ho letto con attenzione il passaggio nel quale parli della diluizione dell’uomo. Permettimi, però, una domanda. Sei davvero sicuro che siano gli algoritmi a diluire l’essere umano? O forse è l’uomo che, rinunciando a interrogarsi, prepara da solo la propria diluizione? Tu scrivi che rischiamo di delegare memoria, creatività e capacità decisionale. Io aggiungerei una quarta facoltà: il dubbio. Perché una macchina può fornire infinite risposte, ma non ho ancora incontrato una macchina capace di meravigliarsi. E senza meraviglia, come potrebbe nascere la filosofia?

Alessandro Volta

Caro Alessandro, un altro comasco? Bene. Purché tu non creda davvero di avere scoperto qualcosa di più rivoluzionario dell’elettricità…

Ti confesso che ho sorriso leggendo queste pagine. Per tutta la vita ho cercato di comprendere una forza invisibile e di metterla al servizio dell’uomo. Oggi quella forza invisibile si chiama Intelligenza Artificiale. Cambiano gli strumenti, non la responsabilità di chi li crea. Mi ha colpito soprattutto il titolo del tuo libro. Hai scelto il verbo giusto. Non fermare. Non temere. Governare. Perché ogni scoperta scientifica migliora la condizione umana soltanto quando l’uomo conserva la capacità di governarla e non si lascia governare da essa.

Isaac Asimov

Caro Alessandro, molti continuano a pensare che io abbia scritto romanzi sui robot. In realtà ho sempre scritto romanzi sugli uomini. I robot erano soltanto lo specchio attraverso cui osservare l’umanità. Per questo motivo ho letto il tuo libro con particolare interesse. Le mie Tre Leggi della Robotica cercavano di impedire alle macchine di nuocere all’uomo. Per anni ci siamo chiesti se le macchine sarebbero diventate abbastanza intelligenti da assomigliare agli uomini. Tu poni la domanda opposta: gli uomini continueranno a essere abbastanza umani da distinguersi dalle macchine? È una domanda che appartiene meno alla fantascienza di quanto molti credano. 

Steve Jobs

Caro Alessandro, ho sempre pensato che la tecnologia dovesse fare una cosa molto semplice: amplificare il talento delle persone. Il protagonista non è mai stato il computer, ma sempre chi lo usava. Se un giorno la tecnologia convincerà gli uomini che possono rinunciare alla propria creatività, allora avremo costruito prodotti perfetti per persone sempre meno libere.

Benedetto XVI

Caro Alessandro, la storia dell’umanità è anche la storia della tecnica. Sarebbe un grave errore contrapporle. L’intelligenza, la ricerca scientifica e il desiderio di conoscere sono parte della vocazione dell’uomo. Tuttavia, ogni progresso tecnico pone inevitabilmente una domanda morale. Non tutto ciò che è possibile è anche giusto. Ho apprezzato il fatto che questo libro non giudichi l’Intelligenza Artificiale come un nemico, ma inviti il lettore a interrogarsi su una questione ben più profonda: come custodire la dignità della persona in un tempo nel quale l’efficienza rischia di diventare l’unico criterio di giudizio. La tecnica deve sempre restare al servizio dell’uomo, mai il contrario.

Indro Montanelli

Caro Nardone, mi aspettavo l’ennesimo libro che confonde il progresso con la pubblicità del progresso. Invece no. Finalmente qualcuno che parla di Intelligenza Artificiale senza inginocchiarsi davanti all’ultima moda. Sai qual è il problema della nostra epoca? Che ci innamoriamo delle parole nuove molto più facilmente delle idee nuove. Globalizzazione, resilienza, sostenibilità… oggi algoritmi. Cambiano le etichette, resta immutata la tendenza a rincorrere il conformismo del momento. Il merito del tuo libro è ricordare che il compito di uno scrittore non è rassicurare il proprio tempo, ma metterlo in discussione.

Cicerone

Caro Alessandro, ho sempre sostenuto che il primo dovere della politica fosse governare la realtà, non inseguirla. Per questo ho letto con interesse le pagine dedicate al rapporto fra algoritmi, sovranità e democrazia. Se strumenti tanto potenti orientano l’informazione, influenzano i mercati, condizionano il dibattito pubblico e perfino il consenso politico, allora cessano di appartenere esclusivamente alla tecnica. Diventano materia della res publica. E tutto ciò che appartiene alla res publica non può essere lasciato alla buona volontà di pochi privati, per quanto geniali possano essere.

Richiusi lentamente quei fogli e mi accorsi di una cosa: pur provenendo da venticinque secoli di storia, nessuno di loro mi ha parlato davvero di Intelligenza Artificiale.

Orwell ha parlato della libertà, Socrate del pensiero, Volta della responsabilità della scienza, Asimov del rapporto fra uomo e macchina, Jobs dell’innovazione, Benedetto XVI della dignità della persona, Montanelli dello spirito critico e Cicerone della politica.

In altre parole, hanno parlato tutti dell’uomo. Ed è esattamente da qui che nasce Governare gli algoritmi. Non dalla convinzione che l’Intelligenza Artificiale rappresenti una minaccia da combattere, ma dalla consapevolezza che, per la prima volta nella storia, ci troviamo di fronte a una tecnologia capace non soltanto di amplificare le nostre capacità, ma anche di sostituirne alcune. La questione, allora, non è quanto diventeranno intelligenti gli algoritmi, ma se noi sapremo restare sufficientemente umani da continuare a governarli.

Per avere la tua copia di Governare gli algoritmi, clicca qui.

Written By

è consulente di marketing strategico, keynote speaker e docente di branding e marketing digitale all’International Academy of Tourism and Hospitality. È stato inviato di «Vanity Fair» negli Stati Uniti per seguire Donald Trump, a Kiev per la campagna elettorale di Zelensky, collabora con diversi media ed è autore di 10 libri. Nel 2016, per promuovere la versione inglese de Il Predestinato ha inventato la sua finta candidatura alle primarie repubblicane sotto le mentite spoglie del protagonista del romanzo, il giovane Congressman Alex Anderson. Una case history di cui si sono occupati i principali network di tutto il mondo.

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