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Innovazione

De Kerckhove e l’uomo quantistico: perché l’IA cambia la nostra identità

Derrick de Kerckhove, allievo diretto di Marshall McLuhan e tra i più autorevoli interpreti della rivoluzione digitale, con “L’uomo quantistico. Mente, società, democrazia: dove ci porterà la prossima rivoluzione digitale” (Rai Libri, 2025, 400 pagine) non si limita a offrire un saggio teorico sull’impatto delle tecnologie emergenti, ma realizza un’operazione culturale più ambiziosa: mette in atto, nel processo stesso di scrittura, quella alleanza tra intelligenza umana e artificiale che individua come cifra del nostro prossimo passaggio evolutivo.

Il libro nasce infatti dalla collaborazione con Derraick, un sistema di intelligenza artificiale generativa addestrato sui decenni di produzione accademica e scientifica dell’autore, sviluppato insieme a Matteo Ciastellardi del Politecnico di Milano; non si tratta di un espediente comunicativo né di un’operazione di marketing editoriale, ma della traduzione concreta di una tesi che attraversa tutto il volume: l’uomo non deve temere la macchina, deve imparare a integrarla in modo consapevole, estendendo memoria, capacità elaborativa e visione strategica senza rinunciare alla propria responsabilità.

De Kerckhove introduce la figura dell’“uomo quantistico” per descrivere una mutazione antropologica in corso, che va oltre la semplice digitalizzazione dei processi e investe la struttura stessa della coscienza, spostando l’asse dal paradigma lineare e meccanicistico della modernità a un universo relazionale in cui tutto è interconnesso.

La fisica quantistica, con concetti come entanglement e sovrapposizione, non diventa nel libro una metafora superficiale, ma una chiave interpretativa della società contemporanea: non viviamo più in un mondo di oggetti isolati, ma in una rete di relazioni simultanee in cui le azioni locali producono effetti globali e in cui la separazione netta tra soggetto e ambiente perde progressivamente senso.

L’autore sostiene che le reti digitali non rappresentano semplicemente strumenti esterni, ma ambienti cognitivi che rimodellano il modo in cui percepiamo, apprendiamo e decidiamo, trasformando il nostro rapporto con il tempo, la memoria e l’autorità.

In questa prospettiva, il concetto di capitale cognitivo digitale assume un ruolo centrale: la rete funziona come un secondo cervello, organizza la nostra vita online, potenzia la capacità di connessione e di sintesi, consente di integrare saperi prima separati e di accedere a un patrimonio informativo senza precedenti. Tuttavia, de Kerckhove non ignora il rovescio della medaglia e affronta con lucidità il tema della delega cognitiva, ossia la tendenza crescente ad affidare a dispositivi intelligenti funzioni come memoria, selezione delle fonti e perfino giudizio, con il rischio di indebolire l’autonomia critica e di favorire una polarizzazione strutturale in cui la verità condivisa si dissolve in una pluralità di bolle algoritmiche.

L’autore descrive un ecosistema informativo che accelera, amplifica, ma al tempo stesso frammenta, e invita a riconoscere che la tecnologia non determina automaticamente esiti emancipativi o regressivi: siamo noi a orientarne la traiettoria attraverso le scelte culturali e politiche che compiamo.

Il libro si spinge oltre l’analisi della rete tradizionale e guarda con decisione al quantum computing, che considera non come una semplice innovazione tecnica, ma come un moltiplicatore di complessità destinato a incidere su finanza, sicurezza, ricerca scientifica e governance globale; di fronte a questa accelerazione, de Kerckhove non chiede più potenza di calcolo, ma maturità culturale, e propone un “salto quantistico” che integri scienza, tecnologia e saggezza umana in un paradigma capace di affrontare le crisi globali non come conflitti tra Stati o blocchi ideologici, ma come squilibri sistemici che richiedono cooperazione e consapevolezza planetaria.

In questa visione, la democrazia non muore sotto il peso degli algoritmi, ma può rinnovarsi se uomini e macchine costruiscono un’alleanza orientata al bene comune, superando la contrapposizione sterile tra apocalittici e integrati e assumendo la responsabilità di governare il cambiamento invece di subirlo.

L’opera presenta una densità di idee che talvolta richiede al lettore familiarità con concetti scientifici e tecnologici, e alcune pagine si muovono su un terreno più visionario che empirico, ma proprio questa tensione tra analisi e prospettiva costituisce uno dei punti di forza del testo, che riesce a intrecciare sociologia, fisica e filosofia in un flusso coerente e stimolante, senza indulgere in tecnicismi autoreferenziali né in facili entusiasmi.

De Kerckhove scrive con l’urgenza di chi avverte che la trasformazione in atto non riguarda solo i dispositivi che utilizziamo, ma la forma stessa dell’umano, e invita il lettore a non delegare il proprio destino a un codice opaco, ma a diventare protagonista consapevole di una transizione che già definisce il nostro presente.

“L’Uomo Quantistico” non offre formule risolutive né rassicurazioni, ma propone una postura: comprendere la complessità, accettare l’interconnessione, agire con responsabilità in un mondo in cui ogni scelta si propaga oltre i confini visibili, e in cui la tecnologia resta strumento potente solo se guidata da una coscienza altrettanto forte.

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è consulente di marketing strategico, keynote speaker e docente di branding e marketing digitale all’International Academy of Tourism and Hospitality. È stato inviato di «Vanity Fair» negli Stati Uniti per seguire Donald Trump, a Kiev per la campagna elettorale di Zelensky, collabora con diversi media ed è autore di 10 libri. Nel 2016, per promuovere la versione inglese de Il Predestinato ha inventato la sua finta candidatura alle primarie repubblicane sotto le mentite spoglie del protagonista del romanzo, il giovane Congressman Alex Anderson. Una case history di cui si sono occupati i principali network di tutto il mondo.

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