«Spero di dare indietro almeno la metà di quanto l’Italia ha dato a me».
Emanuel Cosmin Stoica si è presentato così al pubblico di Atreju. E credo che non potesse esserci incipit migliore.
Ho avuto l’onore di moderare la presentazione del suo libro Scomodo come la verità, nella Sala “Giustizia giusta”. Un titolo che è già una dichiarazione di intenti. Emanuel è un disability manager, convive con la Sma di tipo 2 e racconta la disabilità per quello che è davvero: una realtà quotidiana, complessa, mai uguale a se stessa. Non un’etichetta, non una bandiera ideologica, tantomeno una scorciatoia emotiva.
L’ho presentato semplicemente come “Emanuel Cosmin Stoica, italiano”. Perché lo è: nato in Romania, arrivato in Italia a tre anni, oggi cittadino italiano. E perché il suo libro smonta, pagina dopo pagina, il politicamente corretto e la retorica pietista che la sinistra utilizza per sentirsi moralmente a posto senza mai entrare nel merito delle soluzioni.
La serata è stata anche l’occasione per ricordare i risultati concreti raggiunti dal Governo Meloni sul tema della disabilità, a partire dal lavoro del ministero guidato da Alessandra Locatelli: il Fondo unico per l’inclusione, il Progetto di vita, la fine delle visite di rivedibilità, il garante nazionale, gli investimenti su scuola, trasporti e turismo accessibile. Un cambio di paradigma netto rispetto all’assistenzialismo del passato, come ha ricordato anche il senatore Gianni Rosa: non più “ti assegno un ruolo e ti parcheggio”, ma valorizzazione delle potenzialità di ogni persona e integrazione reale tra ambito sanitario e lavorativo.
Ma il cuore della serata è stato Emanuel. La sua voce, le sue parole, la sua chiarezza disarmante. «La verità non è mai comoda», ha detto. E infatti non lo è. Quando spiega che non esiste “la disabilità” come categoria indistinta, quando racconta le distorsioni della legge 68, quando afferma che la partita Iva può essere, paradossalmente, più inclusiva di certi meccanismi pensati male, mette tutti davanti a una realtà che molti preferiscono non vedere.
Qui trovate il video integrale.
Vale la pena guardarlo fino in fondo. Perché parlare di disabilità in modo serio significa abbandonare slogan e buone intenzioni e cominciare, finalmente, a fare i conti con la realtà. E con il merito.