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Politica

Quello che gli altri non dicono: Giorgia Meloni dalla A alla Zeta

Da settimane Giorgia Meloni subisce gli attacchi più disparati, non solo in merito alle proposte politiche ma anche sul piano piano personale. Una campagna di delegittimazione che quasi sempre sconfina nel grottesco, condita da pseudo-inchieste scritte con l’obiettivo – dichiarato e disperato – di gettare discredito su di una leader che è diventata tale non soltanto per le sue indubbie qualità politiche, ma anche perché è sempre rimasta fedele a se stessa. Anche quando farlo era sconveniente. Per questo, dal momento che abbiamo condiviso diversi anni di militanza in Azione Giovani, ho sentito il dovere di raccontarla per come la conosco.

Azione Giovani: il movimento giovanile di Alleanza Nazionale nel quale, giovanissima, intraprese un intenso percorso di militanza vivendolo nell’ottica della Comunità, costruendo la “Generazione Atreju” girando provincia per provincia, sezione per sezione, circolo per circolo. Anche dopo il congresso nazionale di Viterbo, che nel 2004 vinse diventando presidente nazionale, Giorgia non cambiò atteggiamento: si assunse maggiori responsabilità ma rimanendo se stessa, come ha sempre fatto e continuerà a fare anche quando avrà l’onere di guidare la Nazione. Per capire quanto sia stato coerente il suo percorso, riporto il testo di un volantino per la campagna tesseramento di Azione Giovani (parliamo del 1998, o giù di lì): «Costruiamo il sogno di una società migliore, senza poteri forti e privilegi. Di un lavoro sicuro senza raccomandazioni, di una giustizia giusta senza teoremi precostituiti e insabbiamenti, di una solidarietà concreta per dare voce agli inascoltati, di una scuola moderna che renda gli studenti protagonisti, di una cultura libera dai pregiudizi ideologici, di una comunità nazionale che riscopra il valore delle proprie tradizioni.»

Borsellino, Paolo: come ha raccontato lei stessa in una recente intervista «Paolo Borsellino è la ragione per cui ho iniziato a fare politica. Nel 92 io avevo 15 anni, non furono tesi politiche a farmi iniziare la militanza, fu un istinto. Ricordo le immagini dei funerali, ancora prima, di Giovanni Falcone, ricordo la prima volta in cui si vede una società che si ribella.»

Comunicazione: pur avendone avuti diversi, direi che lo slogan che più di altri ne caratterizza storia e leadership è senz’altro quello che utilizzò a cavallo tra la fine del Pdl (per la candidatura alle primarie che non si tennero mai) e la conseguente fondazione di Fratelli d’Italia: «Senza paura». Un claim poi utilizzato anche per la campagna elettorale delle elezioni politiche del 2013. Più in generale, dal punto di vista della comunicazione, Giorgia Meloni si distingue soprattutto per due caratteristiche: preparazione ed esperienza, che sono entrambe frutto del cammino politico che ha cominciato da giovanissima e grazie al quale oggi è una leader giovane e autorevole al tempo stesso. Peculiarità che, insieme all’incontestabile coerenza, la rendono estremamente efficace sia in televisione che online poiché ormai è percepita come l’unica leader che mantiene fede alla parola data. 

Destra: concetto che sintetizzò bene lei stessa il 29 gennaio del 2020 quando, rispondendo a Giovanni Floris che le domandava chi, tra lei e l’alleato leghista fosse più di destra, affermò senza tentennamenti: «io sono di destra da sempre, io sono la destra. Sono la storia della destra. Quella di Salvini è tutta un’altra storia». Ecco il vero tratto distintivo di Giorgia Meloni è la sua identità. Ora, dopo aver avuto la forza di portare a compimento la traversata del deserto lasciato da Gianfranco Fini consentendo alla destra di contendersi la guida del governo, la nuova sfida di Giorgia sarà quella di offrire alle giovani generazioni una prospettiva nuova e una visione, concreta e onirica al tempo stesso, in cui credere e per la quale valga la pena di combattere dando loro le motivazioni che li spingano, sin da giovanissimi, a impegnarsi. Proprio come fece lei.

Europa: a scanso di equivoci sul presunto approccio antieuropeo di Giorgia, cito il testo di un volantino che Azione Giovani diede alle stampe per la celebrazione dell’undicesimo anniversario della caduta del Muro di Berlino: «Da una parte, dunque, l’Europa di Maastricht “Gigante economico e nano politico”; l’Europa che è costretta a ricorrere all’intervento militare americano per risolvere conflitti in casa; dall’altra parte chi come noi, da sempre, sogna e crede nell’Europa delle Patrie, fermamente convinti che si debbano unire popoli e tradizioni ancor prima che economie; chi come noi sogna e crede nell’Europa delle culture e quindi della valorizzazione e nel rispetto delle particolarità locali e nazionali; chi come noi crede nell’Europa politica che abbia una difesa e una strategia estera comune, nel rispetto delle sovranità nazionali. Chi crede nell’Europa alleata, sì, degli USA, ma che dotata di un proprio esercito professionale sappia confrontarsi da pari a pari con gli Stati Uniti. Infine, chi come noi crede ed è convinto del ruolo da protagonista che l’Italia potrà assumere nel teatro europeo. È la sfida tra l’Europa di chi si è rassegnato e l’Europa di chi ha deciso di lottare. Fino alla fine!»

Fratelli d’Italia: è l’emblema della caparbietà di Giorgia Meloni, che ebbe l’ardire di abbandonare un progetto in cui non credeva – il Pdl – per costruire da zero la nuova casa della destra. Pezzo su pezzo, giorno dopo giorno è riuscita in un’impresa titanica, anche grazie alla sua capacità di costruire non un partito personale ma, al contrario, puntando sulla valorizzazione di una classe dirigente selezionata in base a criteri meritocratici e sapendo andare ben oltre i confini degli “ex AN”.

Garbatella: il quartiere in cui Giorgia è cresciuta, facendo fatica e conquistando con le proprie forze ogni singolo centimetro dei propri successi, sia in ambito politico, sia dal punto di vista personale. Perché per lei le radici non sono semplicemente importanti, ma rappresentano la fonte primaria da cui trae l’energia e la serenità che le servono per andare avanti senza fermarsi mai: famiglia e amici sono per lei, come diceva Mazzini, la patria del cuore.

Identità: politicamente Giorgia Meloni non è mai uscita di casa, nel senso che, attualmente, presidia la medesima area politica in cui è nata e cresciuta, ovvero la destra che, nei primi anni ’90, visse l’evoluzione che sfociò nella “svolta di Fiuggi” e il conseguente passaggio da MSI ad Alleanza Nazionale. Se quello fu il principio di una destra 2.0, potremmo dire che il nuovo corso incarnato da Giorgia Meloni – ripartita, è bene ricordarlo, dal cumulo di macerie post-pidielline lasciato da Gianfranco Fini – rappresenta la digital distruption di quel bagaglio culturale e politico, dove quel che rimane di analogico (la “vecchia” classe dirigente) sta fisiologicamente lasciando il posto alla cosiddetta “Generazione Atreju”, di cui Giorgia è madre e figlia al tempo stesso. Dal punto di vista identitario ha, per molti aspetti, riportato le lancette della destra a prima degli “strappi” di Fini su temi come l’immigrazione, allineandoli alle questioni globali esplose con la crisi del 2008 e la conseguente scomparsa della classe media.

John Ronald Reuel, Tolkien: l’autore del Signore degli Anelli ha indubbiamente segnato più di altri l’iconografia di Giorgia e della destra giovanile, rappresentando un approccio alla passione politica scevro dalla bramosia per la mera conquista (e conservazione) del potere ma, al contrario, animato dal valore inestimabile della “Compagnia” e del viaggio che si compie insieme ad essa.

Mussolini, Benito: lo spaventapasseri che la sinistra, a corto di argomenti seri, toglie dalla naftalina in occasione di qualsivoglia competizione elettorale. Peccato che Giorgia Meloni abbia pronunciato un’infinità di volte parole chiare e inequivocabili, che non lasciano il benché minimo spazio a interpretazioni su di un tema – la condanna del totalitarismo messo in atto dal regime fascista – con il quale peraltro già nel 1995 Alleanza Nazionale fece i conti nel Congresso di Fiuggi, le cui tesi sancirono la definitiva archiviazione di qualsiasi forma di nostalgismo da parte della destra italiana.

Nord: l’area geografica in cui, storicamente, la destra non era mai riuscita a “sfondare”, mentre oggi nelle strade così come tra gli imprenditori si respira un’aria completamente diversa. Una volta, con Forza Italia primo partito a livello nazionale e la Lega Nord a livello locale, era oggettivamente difficile competere per il primato, quando non impossibile. Organizzando la Conferenza Programmatica di Fratelli d’Italia proprio a Milano, Giorgia Meloni ha voluto dare un segnale inequivocabile, dimostrando a tutte le categorie che lei e il suo partito sono seriamente disposti a lavorare per rappresentare le loro istanze nelle Istituzioni, a tutti i livelli.

Parità di genere: è certamente uno dei temi che evidenziano l’ipocrisia dei suoi avversari politici, secondo i quali le condizioni per la parità tra donna e uomo si creerebbero imponendo espedienti come le quote rosa, dimostrando di vedere come il fumo negli occhi un concetto che Giorgia Meloni reputa invece fondamentale: la meritocrazia; vale cioè a dire: scelgo chi merita, indipendentemente dal fatto che sia uomo o donna.

Roma: la città in cui, con la candidatura a sindaco di Gianfranco Fini nel ’93, si crearono i presupposti per il definitivo sgretolamento del cosiddetto “arco costituzionale”, facendo della destra uno dei pilastri della coalizione che l’anno successivo vinse le elezioni battendo la “gioiosa macchina da guerra” guidata da Achille Ochetto. Roma è anche la città in cui Giorgia è nata e cresciuta e che nel 2016 si candidò a guidare con una campagna elettorale per lei particolarmente significativa, poiché affrontata mentre aspettava sua figlia Ginevra. Roma, per chi la conosce bene, rappresenta senza se e senza ma la sua fede calcistica giallorossa.

Scruton, Roger: l’arguto filosofo britannico è certamente tra i riferimenti culturali più influenti per tratteggiare i contorni della vocazione autenticamente conservatrice di Giorgia Meloni che, si badi bene, non è in alcun modo assimilabile con l’immobilismo ma, al contrario, equivale a non rassegnarsi all’omologazione che i fautori del politicamente corretto tentano di imporre arbitrariamente alla nostra società. In quest’ottica, cancellare le tradizioni non significa evolversi, ma rinunciare all’enorme bagaglio di esperienza tenendo conto del quale possiamo edificare concretamente il futuro delle generazioni a venire perché, come afferma Scruton, «se si distrugge qualcosa, non necessariamente si crea qualcosa di nuovo e migliore.»

Trump, Donald: grazie ai suoi interventi ai CPAC, Giorgia Meloni ha saputo far breccia anche tra i conservatori americani che, come noto, continuano ad essere in gran parte seguaci dell’ex inquilino della Casa Bianca. Al netto dell’informazione filtrata dai media mainstream e di alcuni atteggiamenti opinabili, la parabola di Donald Trump rappresenta una sorta di spartiacque che ha indubitabilmente contribuito alla nascita di un nuovo bipolarismo che vede sfidarsi una sinistra sempre più globalista e perciò vicina agli interessi delle multinazionali e dei grandi gruppi di potere e, sul versante opposto, le forze che rappresentano l’economia reale e la cosiddetta maggioranza silenziosa che, praticamente ovunque in Occidente, ha pagato il prezzo più alto in termini di potere d’acquisto e qualità della vita.

Web: essendo nata nel ’77 fa parte della generazione che ha vissuto dall’inizio la Rivoluzione Digitale: le prime console, gli home computer, poi l’avvento del Web e infine quello degli smartphone, che hanno rivoluzionato il modus vivendi di gran parte dell’umanità connettendoci ininterrottamente 24 ore al giorno, dovunque ci troviamo. Se a questo aggiungiamo che Giorgia è anche una giornalista, un’ottima oratrice e una leader coerente che si è fatta da sé, comprendiamo perché oggi rappresenti l’archetipo del politico moderno, capace cioè di utilizzare i nuovi media per comunicare orizzontalmente e non come semplice mezzo per diffondere contenuti.

Zuckerberg, Mark: è evidente che il CEO di Facebook rappresenti l’emblema dell’abnorme potere accumulato dalle GAFAM (acronimo di Google, Apple, Facebook, Amazon e Microsoft), i giganti del Web che dispongono delle identità digitali di miliardi di cittadini e aziende senza rendere conto ai rispettivi governi nazionali. Un potere pressoché illimitato sia dal punto di vista economico, che da quello della manipolazione dell’opinione pubblica, che è di fatto “orientata” dagli algoritmi che governano le loro piattaforme. Un tema enorme, quello della Sovranità Digitale, che giocoforza diventerà sempre più centrale nel dibattito politico. Come se non bastasse, esiste il paradosso che i colossi in questione paghino meno tasse di un qualsiasi comune mortale, poiché tassate non dove producono ricchezza ma unicamente nei paesi dove hanno la loro sede legale. Negli ultimi anni Giorgia Meloni è stata forse l’unica leader italiana ad affrontare seriamente la questione, con buona pace di Mark.

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Consulente di marketing digitale, docente alla IATH Academy e allo IED, è autore di 7 libri. È stato inviato di Vanity Fair alle elezioni USA dopo aver fatto il giro del mondo come Alex Anderson, il candidato fake alle presidenziali americane del 2016.

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